Grandi mostre, “Dante e Gabriele d’Annunzio”: il Vittoriale apre le porte al Sommo Poeta

martedì 17 Agosto 17:41 - di Redazione
Dante D'Annunzio

Con oggetti “unici e straordinari”, si aprirà la mostra “Dante e Gabriele d’Annunzio”,  al Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera (Brescia) dal 18 settembre al 31 dicembre. Racconterà episodi del lungo e complesso rapporto tra il Vate e il Sommo Poeta. Si tratta di uno dei numerosi eventi ideati per celebrare il primo centenario del Vittoriale (1921); che ricorre proprio nell’anno del settimo centenario della morte di Dante (1321). La cura dell’esposizione è di Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani; e di Benedetto Gugliotta, responsabile dell’Ufficio tutela e valorizzazione della Biblioteca Classense di Ravenna.

D’Annunzio elevò il sepolcro di Dante ad altare della Patria

Il 1921, anno del sesto centenario dantesco, fu anche l’anno in cui Gabriele d’Annunzio, deluso per la funesta conclusione dell’impresa di Fiume e in rotta con l’Italia governativa e ufficiale, orchestrò dalla villa di Cargnacco sul Garda il suo personale omaggio a Dante. Invitato dal sindaco di Ravenna come ospite d’onore, il Vate si negò all’ultimo momento. Ma alla città bizantina inviò tre sacchi colmi d’alloro su altrettanti aerei pilotati da aviatori della Squadra del Carnaro: uno di essi lo aveva accompagnato nel celebre Volo su Vienna del 1918. Gli umili sacchi di juta furono decorati da Adolfo De Carolis con le stelle dell’Orsa, ghirlande e soprattutto con il motto “Inclusa est flamma” -“la fiamma è all’interno” – dettato da d’Annunzio. I sacchi trasportavano dunque, oltre all’alloro segno di gloria e di immortalità, anche una fiamma simbolica destinata ad alimentare quella che ardeva, allora come oggi, nella tomba di Dante.

Il Vate istituiva in questo modo un ardito e affascinante parallelo tra la fiamma ravennate e quella del tempio di Apollo a Delfi, cuore della nazione greca in epoca classica. Il sepolcro di Dante venne così elevato a vero e proprio “altare della Patria”, capitale ideale dell’Italia uscita vincitrice, ma con le ossa rotte, dalla Grande Guerra.

La mostra “Dante e Gabriele d’Annunzio” al Vittoriale fino al 31 dicembre

I sacchi – dà notizia della mostra l’Adnkronos– insieme a molti altri cimeli, fanno oggi parte delle collezioni dantesche del Comune di Ravenna. Tra le altre opere che giungeranno dalla città bizantina, un bozzetto di Guido Cadorin: per la decorazione a tema dantesco della Chiesa di San Francesco (1921); due albi manoscritti contenenti le firme dei visitatori della tomba di Dante e della Classense:  e tra essi quelle di d’Annunzio e di Eleonora Duse; e un’edizione della Francesca da Rimini dedicata e donata alla città nel 1902.

Il Vittoriale arricchirà l’esposizione con la silografia del Dantes Adriacus commissionato dal poeta a Adolfo De Carolis; il busto dell’Alighieri realizzato dallo scultore Onorio Ruotolo e dono degli italiani di New York; i materiali documentali e a stampa provenienti dagli Archivi e dalle Biblioteche del Vittoriale: fra cui il manoscritto Per la dedicazione dell’antica Loggia fiorentina del grano al novo culto di Dante; le stesure e gli appunti per la Francesca da Rimini; e ancora la monumentale edizione della Commedia illustrata da Amos Nattini; e quella non meno preziosa stampata da Leo S. Olschki nel 1911, in occasione delle celebrazioni per il cinquantenario dell’Unità d’Italia.

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