Bernardo indigna le vestali rosse: “L’antifascismo? Preferisco distinguere tra onesti e disonesti”

sabato 14 Agosto 17:17 - di Guido Liberati
Bernardo

«Io non distinguo le persone tra fascisti e antifascisti, contro questo o contro quell’altro. Le distinguo se non per uomo, donna e persone perbene». Con queste parole Luca Bernardo, candidato sindaco del centrodestra a Milano, ha risvegliato le prefiche rosse. Non doveva esprimere un concetto di così buon senso. Non poteva. Doveva fare il solito pistolotto antifascista per contentare i sacerdoti del politicamente corretto. 

Invece ha pronunciato parole bellissime, da scolpire nella pietra. «Io mi definisco Luca Bernardo che arriva dalla società civile. Ho fatto il medico, il Covid, e sto nel sociale da più di 30 anni. Non distinguo le persone dal colore, ma per competenza e valore umano. Non guardo al colore politico e spero che tanta area moderata di sinistra si sposti verso di noi durante le elezioni». Da standing ovation. 

Invece, le vestali partigiane si stanno stracciando gli abiti a più non posso. Una polemica ridicola, contro chi ha espresso un concetto di assoluto buon senso. Tuttavia, in campagna elettorale, la sinistra lo fa sempre. Lucra sul solito stantio feticcio del pericolo fascista.

Anche quando il candidato avversario è uno stimato primario di pediatria, un medico apprezzato a Milano da anni, che ha deciso di mettersi a disposizione della città. Un film antifascista che abbiamo visto a ogni campagna elettorale. Una pellicola che ormai ha repliche più previdibili e scontate della messa in onda di Una poltrona per due la notte di Natale. La poltrona in ballo, stavolta è quella di sindaco di Milano.

Beppe Sala, anzi Salah, come lo chiamano i milanesi più salaci, vista la sua attitudine a ad avere “due occhi” di riguardo per gli immigrati, non dorme certo sonni tranquilli. I sondaggi danno ormai un testa a testa con Luca Bernardo. Ecco perché gli spin doctor della sinistra hanno tirato fuori dal cassetto la solita arma (ormai spuntata) che ripescano nelle emergenze. Il solito slogan: “Allarme sono fascisti”.

Stavolta però Bernardo li ha spiazzati, ha usato parole di buon senso. Da milanese pragmatico, da professionista che ha imparato a gestire le emergenze in ospedale. Le demagogie da tribuno le lascia volentieri alle vestali dem. 

Non a caso, a stracciarsi le vesta per lo scandalo, sono esponenti che politicamente hanno fallito messi alla prova con il governo della cosa pubblica. Come l’ex presidente del Friuli Deborah Serracchiani. L’attuale capogruppo dem a Montecitorio ha tuonato da Roma. «Bernardo dice di non fare distinzioni tra antifascisti e fascisti? Ricordi che Milano è città medaglia d’Oro per la Resistenza, che la Costituzione ha le sue radici nell’antifascismo e nella lotta di liberazione dalla dittatura nazifascista, che per guidare l’Italia fuori da quel nefasto regime sono morti donne e uomini. Chieda scusa ai milanesi e a tutti gli italiani». Immaginate queste parole pronunciate dalla voce “suadente” della Seracchiani e poi tirate le somme.

A propisito di scuse da chiedere, se c’è qualcuno che dovrebbe darle agli elettori, è proprio la Serracchiani. Scuse da rivolgere ai friuliani per come ha ridotto la Regione Friuli da presidente, fuggendo poi vergogosamente.  Ma ormai la sinistra è ridotta a questo: vive solo di anatemi. E, da questo punto di vista, questa ennesima replica dell'”Allarme son fascisti” fa ancora più ridere di “Una poltrona per due”.

 

 

 

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