Afghanistan, la rabbia di Ermal Meta: «Li abbiamo invasi, illusi e poi traditi, che vergogna»

mercoledì 18 Agosto 10:52 - di Fortunata Cerri
Ermal Meta

Sono parole durissime quelle che Ermal Meta pronuncia sulla drammatica situazione in Afghanistan. «Se a un popolo dai guerra, armi e occupazione per gli ultimi 20 anni della loro storia (ma sono molti di più) coloro nati 20/25 anni fa conosceranno solo la guerra. Li abbiamo invasi, li abbiamo illusi e poi li abbiamo traditi. Che vergogna. Che vergogna». Parole come macigni che non fanno sconti a nessuno e che il cantautore ha affidato ad un tweet.

Ermal Meta, la sua storia

Il tweet di Ermal Meta ha un significato particolare. Lui ha conosciuto il dolore di un popolo, il sacrificio, l’oppressione. E ha sempre raccontato il difficile passato del suo Paese, quell’Albania che ha vissuto la dittatura comunista. Lo dimostrano alcune interviste dell’artista che più volte, negli ultimi anni,  ha fotografato la sofferenza della gente.

Ermal Meta: «Chi si ribellava alla dittatura veniva messo a tacere»

In un’intervista al Corriere nei mesi scorsi aveva raccontato come aveva vissuto la  dittatura comunista in Albania. «Quando la vivi non la percepisci, non la senti. La dittatura la vedi quando riesci a guardare fuori dalla finestra e vedi che c’è qualcosa di diverso, finché sei dentro non ci fai caso. In quegli anni i confini erano completamente blindati e anche la tv italiana era vietata, eppure il segnale arrivava, siamo distanti solo 70 chilometri di mare. Chi si ribellava alla dittatura veniva immediatamente messo a tacere. A mio zio è andata bene: faceva il pittore, è stato arrestato decine di volte con l’accusa di deridere i capi del regime all’interno dei suoi quadri. Loro ci vedevano qualcosa di strano; è un miracolo che non l’abbiamo ammazzato, lo saccagnavano di botte e poi per fortuna usciva».

«Sono state scoperte fosse comuni»

Il ricordo del suo Paese è forte. «L’Albania – aveva detto in un’altra intervista al Messaggero – è un paese meraviglioso e oggi è cambiato moltissimo, anche se sconta di essere stato isolato per mezzo secolo da un regime comunista che ha decapitato l’intellighenzia del paese. Dopo la caduta del comunismo sono state scoperte fosse comuni coi corpi di letterati, scrittori, pensatori, musicisti». Parlando poi con Panorama era ritornato sulla dittatura. «In Albania il regime comunista mandava in galera chi seguiva i programmi televisivi occidentali, come il Festival di Sanremo».

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