Whirlpool licenzia i 340 dipendenti di Napoli. La protesta degli operai raggiunge Draghi

mercoledì 14 Luglio 17:32 - di Sveva Ferri
whirlpool napoli

È fallita la trattativa con la Whirlpool sullo stabilimento di Napoli. Nel corso del tavolo al Ministero dello Sviluppo economico, l’azienda ha infatti annunciato il licenziamento dei 340 lavoratori del  sito, offrendo un improbabile trasferimento a Varese o un incentivo di 85mila euro per chi se ne andrà spontaneamente nel corso dei 75 giorni massimi di durata della procedura. La decisione è stata giudicata «inaccettabile» dai sindacati e «irragionevole» dal ministro Giancarlo Giorgetti. La Whirlpool, infatti, ha deciso di andare avanti con il licenziamento collettivo nonostante il governo avesse offerto ulteriori 13 settimane di cassa integrazione a costo zero, che avrebbero consentito di attendere e giovarsi dei primi effetti del Pnrr.

I lavoratori da Draghi a Santa Maria Capua Vetere

Dunque, un vero e proprio schiaffo all’esecutivo e ai lavoratori napoletani, i quali erano in assemblea in fabbrica e, saputo del fallimento della trattativa, hanno deciso di raggiungere il carcere di Santa Maria Capua Vetere per dare vita a una protesta, in vista della visita del premier Mario Draghi e del ministro della Giustizia Marta Cartabia.

La versione della Whirlpool su Napoli

L’azienda ha giustificato la decisione, assunta all’indomani dello sblocco dei licenziamenti, con il calo della domanda delle lavatrici prodotte a Napoli, sostenendo che «lo stabilimento è diventato insostenibile per Whirlpool» e che in una trattativa iniziata «più di due anni fa» con sindacati e istituzioni non è «emersa nessuna alternativa». Per questo «il 31 ottobre 2020 è stata cessata la produzione nel sito». Di contro, il viceministro pentastellato Alessandra Todde, che segue il dossier, ha sottolineato che «il governo ha lavorato a dei piani alternativi. Ve ne sono a livello di maturazione diversi. Abbiamo chiesto a Whirlpool incontri tecnici per verificare le varie condizioni, ma l’azienda non ha voluto effettuarli prima del tavolo di oggi».

Le recriminazioni del viceministro Todde

«Nonostante abbiate disatteso l’accordo, nonostante abbiate usufruito di tutti i benefici del caso – ha proseguito Todde – state decidendo di avviare una procedura di licenziamento collettivo senza alcuna motivazione. Non avete avuto problemi ad accettare ammortizzatori, ma ne avete quando vi si chiede di non prendere decisioni unilaterali che non facilitano il dialogo e il confronto leale tra le parti». «Chiedo all’azienda di non costringere le istituzioni a lavorare a un piano senza dialogo», ha aggiunto il viceministro, annunciando una rapida riconvocazione del tavolo.

Giorgetti: «Irragionevole non accettare la Cig»

Sul caso è intervenuto anche il ministro Giorgetti. «È irragionevole non accettare la proposta delle 13 settimane di cassa integrazione. Siamo perplessi – ha detto l’esponente leghista – rispetto a questo rifiuto che danneggia solo i lavoratori Whirlpool, che dovrebbero invece essere tutelati». Anche il governo, però, è finito nel mirino dei sindacati, che indistintamente hanno giudicato «inaccettabile» il comportamento di Whirlpool. Con sfumature diverse, Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto all’esecutivo una risposta rapida in termini di piano industriale e una mano più ferma nel rivendicare il rispetto degli accordi presi in precedenza con l’azienda, anche agendo per le vie legali contro il licenziamento collettivo.

Sindacati infuriati. L’Ugl: «Terza multinazionale in 5 giorni»

«Con Whirlpool sono già tre le multinazionali che in 5 giorni hanno annunciato licenziamenti in modo unilaterale: noi chiediamo rispetto non solo per le lavoratrici e per i lavoratori italiani, ma anche per il nostro Paese», ha avvertito il segretario nazionale Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera, sottolineando che quello assunto da Whirlpool «non è il comportamento che ci aspettavamo e che era opportuno tenere oggi al tavolo di trattativa con governo e sindacati».

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