Tunisia, Saied impone il coprifuoco: «Non voglio sangue». Rischio invasione di migranti per l’Italia

martedì 27 Luglio 8:54 - di Sveva Ferri
tunisia

L’appello alla calma rivolto alla popolazione dal presidente Kais Saied e l’annuncio da parte del presidente destituito Hichem Mechichi di voler cedere «le mie responsabilità alla persona che sarà nominata dal Presidente della Repubblica». I protagonisti della crisi in atto in Tunisia mandano messaggi di distensione, ma la situazione nel Paese, dopo la decisione di Saied di “congelare” governo e Parlamento, resta allarmante. E rischia di avere conseguenze dirette molto pesanti anche per l’Italia sul fronte migranti.

In cerca di un nuovo premier

Ieri a Tunisi Saied ha “licenziato” anche i ministri della Giustizia e della Difesa, mentre è alle prese con la designazione del nuovo premier, dopo il benservito a Michichi giustificato con la gestione insoddisfacente della crisi sanitaria ed economica. Secondo le indiscrezioni raccolte dal sito Tunisie Numerique al Palazzo di Cartagine, il presidente sarebbe ancora indeciso tra tre o quattro nomi: Taoufik Charfeddine, ex ministro dell’Interno a sua volta silurato da Mechichi durante l’ultimo rimpasto; Nizar Yaiche, noto per la sua vicinanza alla presidenza; Marouane Abassi, attuale governatore della Banca Centrale; Imed Hazgui, che è stato ministro della Difesa.

Ennahda invita a lottare «contro il golpe» in Tunisia

La transizione, però, rischia di essere tutt’altro che pacifica, a dispetto del messaggio di conciliazione mandato da Mechichi. Il presidente del Parlamento tunisino e leader del partito Ennahda, Rachid Ghannouchi, infatti, ha invitato a «lottare contro il golpe», accusando Saied di «distorcere la verità». «Il golpe – ha detto Ghannouchi – va contro i principi pluralisti e democratici del nostro Paese» e «mina la legittimità del governo e delle istituzioni statali». «Il presidente non ha alcun ruolo e nessun diritto di interpretare la Costituzione», ha aggiunto in un’intervista all’emittente Trt il leader di Ennahda, affermando che anche se fosse istituita una Corte costituzionale temporanea, «non ricadrebbe in alcun modo» sotto l’influenza di Saied.

Saied impone il coprifuoco: «Non voglio sangue»

Intanto Saeid, rivolgendo un appello alla popolazione a «mantenere la calma e non cedere alle provocazioni» perché «non voglio nemmeno una sola goccia di sangue», ha decretato il coprifuoco dalle 19 alle 6 in tutto il Paese da qui al 27 agosto. La misura prevede, oltre al divieto di circolazione di mezzi e individui durante l’orario del coprifuoco, anche il divieto di assembramenti di più di tre persone in luoghi pubblici e quello di spostarsi tra città salvo necessità e urgenza sanitaria.

L’allarme della comunità internazionale

La situazione in Tunisia ha allertato la comunità internazionale. Appelli alla calma e al ripristino del normale funzionamento delle istituzioni sono giunti a Tunisi da più parti: dall’Onu a Parigi, da Roma a Washington. Il segretario di Stato Usa Antony J. Blinken ha chiamato Saied, incoraggiandolo, hanno fatto sapere fonti Usa, «ad aderire ai principi della democrazia e dei diritti umani che sono alla base della governance in Tunisia». Anche l’Italia «segue con grande attenzione l’evolvere della situazione in Tunisia. La portata e la natura delle decisioni assunte nelle scorse ore dovrà essere attentamente valutata», ha fatto sapere la Farnesina. E non potrebbe non essere così.

Dalla Tunisia il rischio invasione per l’Italia

La Tunisia è stata nell’ultimo anno protagonista degli sbarchi sulle nostre coste. I tunisini sono diventati la nazionalità più rappresentata fra i migranti, con oltre 5.800 arrivi. E questo prima che il Paese precipitasse nel caos. Ora, secondo stime elaborate dall’intelligence e riportate sul Giornale, gli arrivi dalla Tunisia potrebbero schizzare a 15mila da qui alla fine dell’anno. Una situazione doppiamente esplosiva, perché, come scrive Fausto Biloslavo, «dietro l’angolo sono pronte a cogliere l’attimo le cellule del terrore mai sopite che si ispirano al Califfato con una tradizione di “emiri” che si erano fatti le ossa in Italia. La vicinanza con la Libia alimenta il traffico di essere umani e le infiltrazioni jihadiste» e «l’Italia e l’Europa devono fare di tutto per disinnescare la bomba tunisina, non solo per la spina nel fianco dei migranti, ma per la stabilità dell’altra sponda del Mediterraneo».

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