Dalla Tunisia l’invasione record nel 2020: + 174% di immigrati, solo 73 gli scafisti arrestati in un anno

lunedì 21 Giugno 9:53 - di Lucio Meo

Il fenomeno dell’immigrazione irregolare via mare, soprattutto nella seconda parte del 2020, ha evidenziato un’intensificazione con un incremento del numero di migranti di nazionalità tunisina pari al 174% in più rispetto al 2019, che ha reso la Tunisia il Paese di provenienza con maggiore incidenza sul fenomeno complessivo. E’ quanto emerge dal bilancio operativo del 2020 diffuso dalla Guardia di Finanza nel 247esimo anniversario di fondazione. Diffuso l’impiego, soprattutto nei settori dello Ionio settentrionale e dell’Adriatico meridionale, di imbarcazioni a vela condotte da skipper dell’est europeo con bandiere straniere per confondersi con il diporto nautico.

Il boom di arrivi di immigrati e l’arresto degli scafisti

Complessivamente, sono stati arrestati 73 scafisti e sequestrate 587 imbarcazioni mentre i migranti intercettati dai Reparti territoriali e navali sono stati in totale 19.603.

Fondamentale, in questo ambito, la collaborazione con le organizzazioni internazionali tra le quali quella con l’Agenzia della Guardia di Frontiera e Costiera Frontex, iniziata nel 2007, con la partecipazione alle prime operazioni congiunte per la vigilanza marittima e terrestre dei confini esterni dell’Unione Europea. Lo scorso anno il Corpo ha coordinato, attraverso l’International Coordination Centre presso il Comando Operativo Aeronavale di Pomezia, l’operazione “Themis 2020”, svolta in Italia e finalizzata al contrasto dell’immigrazione irregolare e dei crimini transfrontalieri via mare cui partecipano numerosi Paesi membri, oltre ad Agenzie europee e Organizzazioni Internazionali. La Guardia di Finanza ha preso parte, inoltre, con proprio personale e mezzi aeronavali, alle analoghe operazioni organizzate in Spagna, Grecia.

Le operazioni contro gli illeciti della pubblica amministrazione

Nel corso del 2020 la Guardia di Finanza ha dedicato una particolare attenzione agli illeciti in materia di spesa pubblica e a tutte le condotte che, mettendo a rischio la legalità e la trasparenza che devono connotare l’azione della Pubblica amministrazione, pregiudicano la corretta allocazione delle risorse, favorendo sprechi, truffe, malversazioni e indebite percezioni.

31.232 sono gli interventi complessivamente svolti a tutela dei principali flussi di spesa, dagli appalti agli incentivi alle imprese, dalla spesa sanitaria alle erogazioni a carico del sistema previdenziale, dai fondi europei alla responsabilità per danno erariale, cui si aggiungono 5.946 deleghe d’indagine concluse in collaborazione con la Magistratura ordinaria e 948 deleghe svolte con la Corte dei conti.

Le frodi scoperte dai Reparti in danno del bilancio nazionale e comunitario sono state pari a oltre 273 milioni di euro, mentre si attestano su circa 211 milioni quelle nel settore della spesa previdenziale, assistenziale e sanitaria, con un numero di soggetti denunciati complessivamente pari a 9.169.

Per quanto concerne gli strumenti finanziari della Politica Agricola Comune e della Politica Comune della Pesca, sono state scoperte, a livello nazionale, indebite percezioni e/o richieste di contributi per oltre 40 milioni di euro. Con riguardo alle risorse indebitamente richieste o conseguite in relazione ai Fondi Strutturali o a quelle gestite centralmente dalla Commissione europea (cc.dd. “spese dirette”), sono state accertate frodi per oltre 54 milioni di euro.

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