Si è ucciso De Donno, il paladino della cura al plasma osteggiato e deriso dal sistema

mercoledì 28 Luglio 8:17 - di Adele Sirocchi
De Donno

Si è tolto la vita il medico mantovano Giuseppe De Donno, ex primario di Pneumologia dell’ospedale Carlo Poma di Mantova e sostenitore della plasmaterapia contro il Covid. Stando a quanto riporta la ‘Gazzetta di Mantova’, De Donno, che aveva 54 anni, è stato trovato morto nel pomeriggio di ieri nella sua casa di Curtatone, nel Mantovano.

Dai primi di luglio De Donno era medico di base a Porto Mantovano

Dal 5 luglio scorso De Donno aveva iniziato la nuova attività di medico di base a Porto Mantovano. Restano da chiarire le dinamiche della vicenda, sulla quale indagano i carabinieri. Gli uomini del colonnello Antonello Minutoli, comandante provinciale dei carabinieri di Mantova, coordinati dalla Procura di Mantova stanno indagando per escludere eventuali responsabilità di terzi.

Il saluto di Red Ronnie a De Donno

L’ex primario, tra i simboli della lotta al Covid, soprattutto tramite l’utilizzo del plasma iperimmune, lascia una moglie, Laura, e due figli, Edoardo e Martina. Diversi i messaggi di cordoglio arrivati alla famiglia dell’ex primario, tra cui quello del leader della Lega, Matteo Salvini, il senatore leghista Simone Pillon e Red Ronnie, che lo ricorda su Facebook: “Ricordo l’intervista che gli ho fatto quando è diventato un eroe salvando 58 malati terminali di Covid su 58 utilizzando il plasma dei donatori – ha detto -. Lo hanno attaccato e fatto fuggire dai radar. Il dottor Giuseppe De Donno, dopo aver salvato tante vite, è stato emarginato ed era tornato a fare il medico di base, oggi ha preso una corda e ha deciso di abbandonare questo pianeta, lui che ha salvato tante vite”.

Il cordoglio di Giorgia Meloni

“Siamo profondamente colpiti e addolorati dalla tragica notizia della scomparsa del dottor Giuseppe De Donno, medico ed ex primario di pneumologia dell’ospedale Carlo Poma di Mantova, in prima linea nella lotta al Covid e promotore della terapia con il plasma iperimmune. Alla sua famiglia, ai suoi cari e ai tanti colleghi che lo hanno conosciuto e apprezzato va il cordoglio e la vicinanza di Fratelli d’Italia”. Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

Salvò vite con la cura al plasma, lo Stato gli mandò i Nas

De Donno nei mesi scorsi aveva parlato di persecuzione nei suoi confronti per l’ostilità contro la cura al plasma, molto meno costosa dei vaccini. Era stato attaccato dai sostenitori del governo Conte e trattato come un ciarlatano, in particolare da Roberto Burioni. Vicende che sicuramente hanno contribuito allo stato d’animo che lo ha condotto al suicidio. De Donno rivendicava su Fb la validità della sua cura: “Il plasma iperimmune ci ha permesso di migliorare ancora di più i nostri risultati. È democratico. Del popolo. Per il popolo. Nessun intermediario. Nessun interesse. Solo tanto studio e dedizione. Soprattutto è sicuro. Nessun evento avverso. Nessun effetto collaterale”. Ma per l’utilizzo della cura al plasma nei confronti di una donna incinta i Nas avevano bussato alle porte del suo ospedale. “Vogliono intimidirmi”, aveva detto De Donno in quell’occasione.

L’abbandono dei social: non voglio risse

Nel maggio di un anno fa, De Donno aveva abbandonato i social spiegando la sua intenzione di volersi fare da parte: “La pressione mediatica è stata tale da non permettermi di operare serenamente. Per questo motivo ho reputato prudente chiuderei miei account social”. In quell’occasione affermò che la zuffa mediatica era giunta a livelli tali che era necessario inviare un messaggio di serenità.  “Se ho parlato l’ho fatto per fare informazione ma non come mezzo per azzuffarsi, i miei interventi sui mass media sono stati solo animati da spirito divulgativo su un protocollo che ottiene risultati lusinghieri e incoraggianti”. Un protocollo la cui validità fu testata da uno studio sperimentale del Policlinico San Matteo di Pavia.

Lo studio sperimentale a Pavia sulla cura al plasma

Lo studio mostrò che la terapia con il plasma iperimmune, sperimentata sui pazienti ricoverati per Covid-19 in terapia intensiva con ventilazione assistita, aveva dato risultati importanti: la mortalità tra questi pazienti, in media fissata al 15%, si era abbassata fino al 6%. “Da un decesso atteso ogni 6 pazienti si è passati a un decesso atteso ogni 16 pazienti”, spiegò annunciando l’esito degli studi  il professor Fausto Baldanti, virologo del San Matteo.

 

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