“Potere al Popolo” debutta in Parlamento. L’ex-grillino Mantero s’incorona capo di se stesso

lunedì 26 Luglio 16:37 - di Marzio Dalla Casta
Potere al Popolo

«Meglio primo in quel villaggio che secondo a Roma». Chi non conosce la frase attribuita a Giulio Cesare da Plutarco e che meglio di ogni altra è stata capace di svelare l’ambizione del Grande romano? Di certo (si parva licet…) avrà fatto capolino nella mente del senatore ex-grillino Matteo Mantero che per riaccasarsi dopo l’espulsione ha scelto il villaggio (politico) più sperduto che c’è: Potere al Popolo. Un vero genio, non c’è che dire. Avrebbe potuto intrupparsi con Articolo 1 e far da reggicoda al ministro Speranza. Anzi no, strada sbarrata, visto che a febbraio scorso Vito Crimi lo espulse per non aver votato la fiducia a Draghi.

Potere al Popolo nasce da un centro sociale di Napoli

Il senatore è all’opposizione e là coerentemente resta. Escluso FdI per ragioni ideologiche, non gli restava che una doppia opzione: seguire gli altri ex-5Stelle nel gruppone di Alternativa C’è o alleviare l’irrimediabile solitudine di Nicola Fratoianni in Sinistra Italiana. Ma Mantero ha tempra di vessillifero e non di caudatario. La bandiera non intende seguirla, vuole portarla. Da qui la scelta di “fondare” Potere al Popolo in Parlamento. Detto fatto: dal 20 luglio scorso ne rappresenta la componente all’interno del gruppo Misto di Palazzo Madama.

Il senatore: «La mia carriera politica finisce qui»

Inutile rimarcare che i due portavoce (in perfetta parità di genere) del movimento, Giuliano Granato e Marta Collor, non stanno nella pelle per l’emozione. L’adesione di Mantero li ha resi «estremamente felici e orgogliosi». E si capisce: Potere al Popolo nasce da un centro sociale (Ex Opg) di Napoli mentre ora ha persino un senatore. Come a dire che di strada ne è stata fatta tanta. Mantero, dal canto suo, parla di «ritorno alle origini» per «chiudere la mia carriera politica». Vada come vada, da perfetto grillino delle origini rispetterà il limite dei due mandati elettivi. Encomiabile. O forse gli è bastato davvero poco per capire che alla sua nuova sigla risulterà più facile arpionare il potere che conquistare il popolo.

 

 

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