Italia-Inghilterra 4-3 è già leggenda: il giorno in cui gli azzurri zittirono Wembley e l’arroganza inglese

lunedì 12 Luglio 9:00 - di Valter Delle Donne
Italia-Inghilterra 4-3

Italia-Inghilterra 4-3. Dopo l’Italia di Pozzo, di Bearzot, di Lippi, da ieri notte nella storia del calcio azzurro inserite anche l’Italia di Mancini. Quando dopo l’ultima parata di Donnarumma il tecnico azzurro si è abbracciato in lacrime accanto all’amico Vialli, ha consegnato un fermo immagine che resterà negli occhi e nei cuori degli italiani.

In quelle lacrime, il pianto liberatorio di una nazione, dopo una vittoria unica e irripetibile. Vincere una finale europea, a Wembley, nel tempio del calcio, sottrarre la coppa ai padroni di casa, malgrado tutto e tutti, è stata un’impresa da brividi. Da italiani veri.

Italia-Inghilterra 4-3 entra nella storia del calcio azzurro come Italia-Germania 4-3. Nell’estate del 1970 fu una semifinale, una tappa del mondiale messicano che non avrebbe portato al traguardo sperato, col sogno mondiale stroncato dal Brasile di O’ Rey, Pelè. Stavolta, invece, ha vinto il calcio di Re Roberto. Con buona pace dei nipotini della Regina.

Regina che non può andare fiera dei suoi sudditi: il fair play inglese? Un bluff. Fasullo come un piatto di fish and chips surgelati. Vergognosi quei fischi dello stadio di Wembley, all’inno nazionale italiano. Imbarazzante la fuga, durante la cerimonia di premiazione, dei tifosi inglesi, mentre il capitano azzurro Chiellini alzava la coppa. Ultima caduta di stile, forse la più grave, i calciatori di mister Southgate, tanto lesti a inginocchiarsi a inizio partita, lo sono stati altrettanto nel momento di sfilarsi la medaglia del secondo posto dal collo. Complimenti per la sportività.

Italia-Inghilterra 4-3, i maestri dell’Europa siamo noi

Eppure, gli organizzatori inglesi avevano “apparecchiato” questo Euro 2020 al meglio. Le partite dell’Inghilterra giocate praticamente tutte a Wembley, senza neanche uno spostamento. Arbitraggi casalinghi oltre il limite della decenza. Una squadra che ha proseguito il torneo con l’aiutino giusto al momento giusto. Ne sanno qualcosa i calciatori della Danimarca.

Eppure, da anni, si autocelebrano come maestri del calcio, depositari dei valori del football. Avevano pianificato tutto per alzare una coppa, terminando il digiuno che prosegue da 55 anni. I maestri che dovevano riportare il calcio a casa loro (home), hanno invece riportato il calcio a Roma (Rome). Nel nostro palmares da ieri con i quattro mondiali ci sono anche due campionati d’Europa. Il calcio azzurro, malgrado tutto e tutti, resta un modello. I maestri dell’Europa siamo noi.

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