Giustizia, contiani contro Di Maio: «Prima fa dire che l’intesa è merito suo, poi smentisce. Ridicolo»

venerdì 30 Luglio 17:42 - di Giacomo Fabi
Di Maio

«Smentire una notizia significa darla due volte». Luigi Di Maio non sarà un asso in storia (definì «millenaria» la democrazia francese) né in geografia (confuse il Cile con il Venezuela), ma ormai ha sufficiente dimestichezza coi Palazzi del potere per ignorare una delle regole auree di Giulio Andreotti, il loro più longevo inquilino.  Ci sarà quindi del dolo nella smentita diffusa dal suo staff in merito al presunto scontro consumatosi ieri tra lui e Conte sulla giustizia. I soliti retroscena più o meno ispirati dai diretti interessati per intestarsi abusivamente meriti a mezzo stampa. La Farnesina li ha bollati come «falsi e strumentali».

La Farnesina: «Di Maio ha lavorato in asse con Conte»

La verità, per lo staff, è un’altra: «Il ministro Di Maio ha lavorato in asse con Giuseppe Conte e ha fatto squadra con tutti i ministri M5S». Seguono i consueti toni trionfalistici a base di «risultato corale» dell’intero MoVimento, «frutto della leadership determinante di Giuseppe Conte». Tutto bene, se non fosse che i 5Stelle dei Palazzi sono ormai tanti. E qualche familiarità con i trucchi del mestiere l’hanno a acquisita anche i peones o i moltissimi a digiuno di incarichi ministeriali. Fatto sta che alla smentita di Di Maio, stando almeno a quanto raccoglie l’agenzia Dire, hanno creduto davvero in pochi. Soprattutto non ci hanno creduto i contiani, che addirittura hanno puntato il dito contro il ministro, sottolineando la «gravità dei retroscena fuoriusciti dalla Farnesina».

I fedelissimi dell’ex-premier: «Il ministro è minoranza»

Un’accusa grave, impensabile fino a qualche mese fa ma che la dice lunga sul clima di sospetti che avvelena i pentastellati. Il loro ragionamento è una conferma della giustezza della teoria del Divo Giulio. Nel senso che prima «hanno tappezzato tutti i giornali per indebolire Conte» e poi smentiscono «Ridicoli», denuncia più d’uno. Già, come direbbero a Napoli,ccà nisciuno è fesso“. Chissà quante volte lo avrà ricordato agli altri il napoletano Di Maio. Nell’occasione, però la sua furbizia non ha pagato. Anzi, come ha efficacemente sintetizzato un peone, con la manovra retroscena+smentita ha finito per confinarsi «in minoranza nel Movimento di cui era capo politico». Come a dire che, anche tra i 5Stelle, un fesso c’è.

 

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