Europei, tutti in piazza per gli azzurri: e l’Italia si riscopre unita dal pallone a sventolare il tricolore

mercoledì 7 Luglio 9:03 - di Priscilla Del Ninno
Europei

Europei, l’Italia si riscopre unita dal pallone. La vittoria della nazionale azzurra ieri, che vale la qualificazione alla finale di domenica con la vincente tra Inghilterra e Danimarca, ha risvegliato nel Belpaese post lockdown un sentimento di appartenenza e di condivisione sopiti da tempo. Archiviato a lungo sotto coltri di polveri di europeismo d’antan, nemico giurato di sovranismo nazionale e singole identità culturali, annacquati in nome dell’appartenenza – più economica e giuridica, in realtà, che geo-culturale – al vecchio continente ribattezzato Ue.

Europei, l’Italia si riscopre unita dietro il tricolore

Insomma, questa competizione europea, più ancora forse che il campionato mondiale, ha risvegliato nel Paese un sano spirito nazional-popolare: e la strana coincidenza con l’addio a uno dei simboli italici del nazionalpopolare per eccellenza, Raffaella Carrà, lo ha stigmatizzato ulteriormente, senza volerlo. E allora, «Ma che musica maestro», cita emblematicamente Roberto Mancini ricordando – guarda caso – Raffaella Carrà per festeggiare sui social il successo ai rigori sulla Spagna e l’accesso alla finale degli Europei. Nel tweet il tecnico azzurro posta una immagine dei festeggiamenti con Lorenzo Insigne che indossa la maglia di Spinazzola.

Europei, tutti in piazza per la Nazionale (e la vittoria sulla Spagna)

Una condivisione al cubo. Un’unione sotto il segno del tricolore che va oltre lo sport. Lo spettacolo. L’amicizia. Sublimata dalle piazze che ieri, ospitando i maxi schermi, hanno trasformato il Paese in un enorme salotto a cielo aperto. E le strade del ritorno a casa in uno sconfinato carosello di suoni e grida di gioia che hanno liberato, una volta per tutte, il silenzio. La pressione. L’ansia e l’angoscia cumulate nell’ultimo lungo anno e più di pandemia. Perché per una sera, come per tutta la durata di questo campionato europeo, non c’è destra e sinistra.

Il senso di comunità prevale sull’identità individuale

Non c’è campanilismo tra contrade o derby cittadini. Con la nazionale azzurra trionfa il senso del “noi” opposto a ciò che è “altro”. In questo senso, le ritualità del cerimoniale delle partite tra nazionali aiuta: bandiere e inni definiscono plasticamente il perimetro dell’appartenenza. Almeno quello percepito da chi le valuta dall’esterno. Perché in questo caso non è in discussione l’identità individuale. Ma il senso di comunità percepito.

 

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