Ddl Zan, “quelli di Bibbiano” rispuntano a Sassuolo: ora di gender in un liceo. L’ira di FdI

giovedì 1 Luglio 16:10 - di Redazione
ddl Zan

Dopo quelli di Bibbiano, questi di Sassuolo. Gira e rigira, la rossa Emilia si conferma laboratorio di ingegneria sociale. Ieri a Bibbiano attraverso una rete di assistenti sociali e psichiatri specializzati nel sottrarre bambini alle famiglie di origine per affidarle a coppie amiche, meglio ancora se omosessuali. Oggi a Sassuolo,  schiudendo le porte del liceo Formiggini all’ideologia gender infiocchettata sotto forma del controverso ddl Zan. Peccato per loro che se ne sia accorto Marco Lisei, capogruppo di FdI in Consiglio regionale. Reca la sua firma, oltre a quella di Michele Barcaiuolo, l’interrogazione rivolta alla giunta Bonaccini, sebbene la competenza primaria sia in realtà del ministero.

Denuncia del capogruppo Marco Lisei

I firmatari, infatti, si sono limitati a chiedere al governo regionale «se non si ritenga sbagliato l’indottrinamento a scuola su un tema d’attualità come il ddl Zan». Tanto più, hanno sottolineato, che la “spiegazione” sull’argomento non ha registrato la presenza «di una controparte». In pratica, il solito confronto per solisti così caro alla sinistra soprattutto quando ha torto marcio nel merito del provvedimento. Eppure, e Lisei lo ha ricordato, esiste una norma della legge sulla cosiddetta “Buona scuola” che fissa il perimetro entro il quale è possibile per un istituto scolastico affrontare temi quali la «pari opportunità, la prevenzione della violenza di genere e le discriminazioni».

Monologo di un docente sul ddl Zan

C’è anche una nota del Miur del 2015 che vieta espressamente la promozione di «pensieri o azioni ispirati a ideologie di qualsivoglia natura». Altra cosa, infatti, è illustrare avendo cura di tener conto di tutte le voci. A Sassuolo è invece accaduto che un singolo docente organizzasse l’ora di indottrinamento su un argomento – il gender – espressamente escluso dal novero delle materie su cui confrontarsi. E, per giunta, senza neppure avvertire le famiglie. «In Gran Bretagna, a settembre – ha ricordato Lisei -, il dipartimento per l’Educazione ha bandito dalle scuole statali ogni tipo di insegnamento sull’identità di genere (vero punto fermo del ddl Zan, ndr) poiché pericolosa per i minori». In Italia invece le spalanchiamo le porte prima ancora che diventi obbligo di legge.

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