Ddl Zan, Ostellari presenta la mediazione. Ma il Pd tuona: «Cancella il gender, irricevibile»

martedì 6 Luglio 13:37 - di Valeria Gelsi
ddl zan

Via ogni riferimento alla «identità di genere» e istituzione del 17 maggio come Giornata contro «ogni discriminazione» e non più solo contro «l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la tran­sfobia». Sono queste, in sintesi, le modifiche al ddl Zan proposte ai capigruppo di maggioranza dal leghista Andrea Ostellari, presidente della commissione Giustizia del Senato e relatore del provvedimento. Il testo, frutto di quel tentativo dell’asse tra Matteo Renzi e Matteo Salvini, ha incontrato il favore di Italia Viva, ma è stato respinto con decisione dal Pd.

Via le definizioni ideologiche del ddl Zan, ora si parla di finalità

«La presente legge ha la finalità, in attuazione dell’articolo 3 della Costituzione, di offrire la più ampia tutela contro ogni forma di discriminazione fondata sul sesso, genere e orientamento sessuale, quali espressioni di diritti inviolabili di ciascun individuo, nonché contro ogni forma di discriminazione fondata sulla disabilità», si legge in apertura del testo proposto da Ostellari, laddove la legge Zan approvata alla Camera introduce invece le definizioni di sesso, genere, orientamento sessuale e identità di genere.

Come cambia l’articolo sulla libertà di espressione

Dunque, fin dalle prime battute la nuova formulazione accantona l’impianto ideologico del ddl Zan per concentrarsi invece sulle sue «finalità» concrete. Un ritorno al buon senso che, oltre che con l’eliminazione dei riferimenti all’identità di genere, si concretizza anche negli altri articoli oggetto di profonde contestazioni da parte non solo della destra, ma di una nutrita galassia di attivisti, intellettuali e giuristi di sinistra. In particolare, per quanto riguarda il contestatissimo articolo 4, quello che «fa salve» la libertà di espressione e di opinione, il testo proposto da Ostellari prevede la soppressione della formula «purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti», nella quale eminenti giuristi vedevano annidarsi il rischio di una pericolosa discrezionalità da parte dei giudici e, di fatto, una negazione di quelle libertà che il testo di Zan sosteneva di voler «fare salve».

Il 17 maggio «Giornata contro ogni discriminazione»

Ugualmente, anche l’articolo 7 sulla Giornata di sensibilizzazione perde nella nuova formulazione il suo impianto ideologico, divenendo una giornata contro «tutte le discriminazioni» e non solo contro alcune, contemplando la possibilità comunque di organizzare specifiche iniziative anche contro «le discriminazioni e le violenze motivate dal sesso, dal genere, dall’orientamento sessuale». Il nuovo testo, inoltre, finalmente inserisce fra le condizioni meritevoli di tutela e sensibilizzazione anche la disabilità altrimenti dimenticata dal testo di Zan, che pure la mette nel titolo.

Per il Pd il testo è «irricevibile»: non c’è il gender

Il testo così com’è stato nuovamente formulato consentirebbe una rapida approvazione del ddl Zan, eppure il Pd lo ha giudicato «irricevibile». «A noi non va bene, toglie l’identità di genere, non c’è nessuna tutela poi per la transfobia», ha detto il senatore del Pd Franco Mirabelli, confermando, se ce ne fosse stato ancora bisogno, che la sinistra punta a un testo ideologico che introduca nell’ordinamento il concetto del gender e non a una legge che possa davvero contrastare le discriminazioni.

Verso lo slittamento dei tempi per il ddl Zan

La proposta di Ostellari ha gettato in subbuglio Pd, Leu, M5S e Italia Viva, che si sono riuniti in vista di un secondo round del tavolo di maggioranza previsto per le 15. Intanto si parla di uno slittamento del voto per la calendarizzazione del voto, che era previsto per oggi pomeriggio in Aula e che invece potrebbe arrivare domani, con uno spostamento in avanti della discussione intorno al 20 luglio invece che il 13. Ostellari, insieme al nuovo testo, ha offerto anche una mano tesa sui tempi, proponendo di ridurre le audizioni per una discussione più veloce e dando 3 giorni per la discussione degli emendamenti prima dell’invio alle commissioni per i pareri. Ma anche questo non sembra aver smosso i giallo-rossi. «La Lega ha gettato la maschera e si è capito che non vogliono questa legge, facendo di tutto per affossarla», ha detto la senatrice dem Monica Cirinnà.

La Lega avverte: «Se il Pd vuole la guerra, sarà guerra»

«Se si trova prima una intesa sul modificare gli articoli siamo anche disposti anche votare la calendarizzazione, se la logica e quella del prendere o lasciare, se guerra dev’essere, guerra sarà», ha chiarito il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo, mentre lo stesso Ostellari ha spiegato che se il suo tentativo di mediazione dovesse fallire, la legge andrebbe in aula senza relatore e lui depositerebbe la sua proposta, andando al voto. Il che significa, salvo ripensamenti dell’ultim’ora di Italia Viva, che il Pd finirebbe per affossare la sua stessa legge. Ma senza nessuna alternativa contro le discriminazioni.

 

 

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