Ddl Zan, la Chiesa insiste: nessuna ingerenza, ma il testo è un manifesto più che una legge. Va cambiato

venerdì 9 Luglio 12:08 - di Ginevra Sorrentino
Ddl Zan e Chiesa

Ddl Zan, il dibattito sulla vexata quaestio in corso anche nella Chiesa, si aggiorna oggi agli interventi di due illustri esponenti vaticani. O meglio, alle precisazioni che Monsignor Paglia e il presidente della Cei Bassetti, sentono il dovere di apportare alla discussione tra le parti. Con il primo, che chiarisce come lo Stato Città del Vaticano non pretenda di bloccare o eliminare quel Ddl. Ma solo di emendarne il testo. E il secondo che ribadisce la laicità dello Stato italiano e la necessità di negare qualsiasi volontà d’ingerenza da parte della Chiesa.

Ddl Zan e Chiesa: le precisazioni di Paglia e Bassetti sul dibattito

Del resto, il Ddl Zan è diventato la cartina di tornasole di alcune tendenze che caratterizzano questa fase del nostro costume pubblico. La prima è data dall’autocensura, rispetto al “pensiero unico”, altrimenti detto “mainstream”. Oggi, per i media, chi è contro l’attuale formulazione del Ddl Zan è incontestabilmente “omo-trans-fobo” e magari pure razzista. E lasciamo perdere la sottile, pertinente distinzione avanzata, per esempio, da Luca Ricolfi, tra “fobia”: cioè paura, sentimento lecito e perfino positivo. E “misein”, odiare (vedi misogino, misantropo e via odiando). Così, la stessa Chiesa, dopo aver avanzato protesta formale contro l’attuale stesura del Ddl, si sente in obbligo di reiterare precisazioni che sarebbero superflue, per qualunque osservatore in buona fede.

Ddl Zan e Chiesa: le richieste critiche di esponenti della cattolicità

Punti d’arrivo dai quali sembra ci si dimentichi che le richieste critiche di esponenti della cattolicità sono fondate su di un trattato internazionale fra i due Stati. Trattato per di più recepito nella Costituzione di uno dei due (quello italiano). Viene il sospetto, allora, che in un caso analogo, che vedesse come interlocutore, per dire, la Gran Bretagna, nessuno si straccerebbe le vesti nel nome della laicità. E tralasciamo pure le critiche piovute da pulpiti insospettabili – leggi: “di sinistra” – come il già citato Ricolfi, Stefano Fassina e non poche storiche esponenti del femminismo d’antan.

Ddl Zan, l’intervento di Monsignor Paglia

E allora, entrando nel merito delle disquisizioni di Paglia e Bassetti, appare netto e inequivocabile il giudizio sui contenuti del Monsignore, presidente della Pontificia Accademia per la Vita e gran cancelliere del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II. Secondo cui, come spiega alla Stampa, «il disegno di legge non va fermato». Ma «corretto e riformulato in alcune parti. Nessuno nella Chiesa vuole bloccarlo o ostacolarlo. Auspico che si trovi una soluzione frutto di dialogo e moderazione tra tutte le parti». «La Chiesa, glielo assicuro – sottolinea Paglia – non è indifferente. Vuole contribuire a combattere a ogni abuso. E arginare assolutamente l’omotransfobia. E sappiamo bene che ci sono Paesi in cui si viene discriminati se si è omosessuali o transessuali: la Chiesa condanna fermamente queste derive, senza se e senza ma».

Ddl Zan, più un “manifesto” che una “legge”

Ma, al tempo stesso, il Monsignor Paglia non può esimersi dal rilevare come «il disegno di legge così com’è ha più le caratteristiche di un “manifesto” che di una “legge”. E per di più non ha la forza per tutelare pienamente le persone dalle discriminazioni. Mentre comporta un serio pericolo per la libertà di espressione e pensiero. Con il rischio di discriminare la religiosità della gente, perché impone un’ideologia, quella del gender, inaccettabile per la Chiesa. E non solo, secondo me anche per la società».

Ddl Zan, le precisazioni del presidente della Cei: Gualtiero Bassetti

Non solo: mentre Paglia dalle colonne de La Stampa rispedisce al mittente «questa immagine di una Chiesa dei “no”», in quanto non «realistica». A Repubblica il presidente della Cei Gualtiero Bassetti – secondo cui il rilievo della Santa Sede sul Ddl Zan, spiegato dal cardinale Parolin, si pone sulle possibili interpretazioni del testo – sente la necessità di ribadire che «è prassi diplomatica scambiarsi note verbali. La Santa Sede ha fatto notare, con toni pacati, alcuni punti». Aggiungendo poi a stretto giro che «nessuno. Neppure la Santa Sede, ha mai messo in discussione la laicità dello Stato. Il termine “ingerenza” è errato. Così come lo è “indebita”». E concludendo: «Ci auguriamo una riformulazione del testo».

Ddl Zan, le preoccupazioni della Cei (e non solo) sul testo

Non solo. «La Cei – spiega Bassetti – già da un anno ha formulato pubblicamente le proprie preoccupazioni sul testo. Di ampia portata, circa ad esempio la vaghezza del dettato normativo o la pericolosità dei reati di opinione. Preoccupazioni, ampiamente condivise anche da associazioni, movimenti, intellettuali e politici di diverso orientamento. Il rilievo della Santa Sede, espresso in via riservata, è diverso per modalità e per contenuto. È necessario garantire in modo adeguato la libertà di espressione. E, tanto più, laddove s’intendono introdurre norme di natura penale, non bisogna lasciare margini interpretativi non ragionevoli».

 

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