Ddl Zan, al Senato è subito rissa. Casellati: «Gli Europei li abbiamo vinti, no al clima da stadio»

martedì 13 Luglio 18:28 - di Federica Parbuoni
zan senato

Al merito non ci si è neanche arrivati. Lo scontro al Senato sul ddl Zan è iniziato prima, sulla richiesta di convocazione della riunione dei capigruppo avanzata dal relatore Andrea Ostellari, in un tentativo in extremis di arrivare a un testo di mediazione. È bastato questo per scatenare la sinistra, che se l’è presa anche con la presidente Elisabetta Casellati, “rea” di aver concesso una capigruppo per altro già in programma alle 15, un’ora e mezza prima della seduta plenaria (in diretta tv), e spostata solo perché l’orario coincideva con la riunione della Commissione Giustizia, sempre sul ddl Zan. Riunione durante la quale Lega e FdI avevano già chiesto il ritorno in Commissione del testo e hanno annunciato le pregiudiziali di incostituzionalità.

Ostellari ripropone al Senato la mediazione sul ddl Zan

«Prima di votare occorre vedere se c’è disponibilità politica a modifiche. Sono meno di tre mesi che siamo al lavoro, non di più», ha detto Ostellari, ricordando all’aula del Senato i fortissimi dubbi espressi sul testo di Zan da costituzionalisti e non solo. «Io ho fatto una proposta di mediazione che ha ricevuto adesione da parte della maggioranza dei gruppi», ha ricordato, sottolineando che «ora c’è, è nero su bianco e sta in Commissione, un passo in avanti che prende testo Zan come testo base e si fanno tre modifiche».

Bagarre della sinistra su una capigruppo già convocata

Per questo il leghista presidente della Commissione Giustizia ha chiesto a Casellati di poter procedere con un ultimo tentativo di mediazione in capigruppo, ricevendo una risposta positiva dalla presidente. È stato allora che la sinistra ha scatenato la bagarre. Ostellari è stato accusato di voler fare «giochini»; Casellati, di fatto, di essere connivente, benché la presidente, come ha poi spiegato, avesse già informato tutti in chat della convocazione della capigruppo, che dopo le parole di Ostellari ha confermato con effetto immediato. Dunque, la seduta si sarebbe dovuta sospendere subito. Ma non è stato così.

Casellati contro «il clima da stadio: decido io»

Sebbene fossero formalmente sospesi, infatti, i lavori sono andati avanti con una serie di interventi a difesa o contro la capigruppo. La presidente ha dovuto più volte richiamare all’ordine i senatori, che protestavano in «un clima da stadio». «Gli europei di calcio li abbiamo già vinti, non voglio un clima da stadio in quest’aula», ha detto Casellati, mentre già prima aveva dovuto stigmatizzare il «clima incandescente». «Decido io poi, ora stabilisco l’elenco degli interventi. Avevo fatto io bene a convocare la capigruppo. La decisione ultima la prendo io», aveva avvertito Casellati, costretta a richiamare Pietro Grasso che accusava Ostellari di falsità: «Non c’è bisogno di urlare».

Bernini rinfresca la memoria corta del M5S

Si è guadagnata schiamazzi e fischi, poi, Francesca Maiorino del M5S, lanciata in un attacco diretto alla presidente: «La Casellati rispetti il voto sul calendario». «Si è già capito quanto interessano alla destra i diritti degli omosessuali», ha poi aggiunto, finendo messa a posto dalla capogruppo di Forza Italia, Anna Maria Bernini. Quando è stato il suo turno, l’azzurra ha spiegato alla collega di non essere disposta a prendere lezioni sui diritti da chi, nella legislatura precedente, a differenza sua, non aveva votato la legge sulle Unioni civili. Insomma, Maiorino-Bernini 0 a 1.

La Russa: «Per qualcuno c’è solo la bandiera arcobaleno»

«Se il presidente della Commissione chiede che su questo importante provvedimento la capigruppo si riunisca, riunirsi si tratta di una cortesia istituzionale», ha poi avvertito il vicepresidente del Senato Ignazio La Russa, aggiungendo che «per qualcuno c’è la mascherina con il tricolore, per altri solo quella arcobaleno». Misuratissimo nei toni, ma quanto mai pungente Roberto Calderoli, che ha sottolineato come la presenza delle telecamere rischiasse tra certe file di falsare il confronto, mentre in capigruppo si sarebbe potuto affrontare l’argomento in maniera più serena.

Il M5S si giustifica per le assenze: «Ci sono i vaccini…»

«Abbiamo il dovere in conferenza dei capigruppo di verificare se c’è la possibilità di un percorso positivo da poter fare insieme», ha ribadito quindi il capogruppo di Italia Viva, Davide Faraone, facendo sponda alla senatrice delle autonomie Juliane Unterberger, che aveva chiesto di fare tutti «un passettino insieme». Nel frattempo, gli osservatori, scorrevano il pallottoliere per verificare i numeri dell’aula, dove pare si contino 3 senatori assenti nelle fila di Italia Viva e uno nel Pd, mentre si arriva a 9 per il M5S. «Si tratta di assenze motivate da vaccini o malattie. Questo è il momento della nostra fascia di età prevalente», si è giustificata con l’Adnkronos una senatrice pentastellata, mentre i capigruppo andavano a riunirsi e la seduta era davvero sospesa, come aveva detto un’oretta prima la Casellati.

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