Ddl Zan, la sinistra perde pezzi. Le femministe di “Se non ora quando”: «Così com’è non serve»

mercoledì 30 Giugno 18:43 - di Redazione
ddl Zan

Il Pd non cede: il ddl Zan deve andare in aula così com’è. L’appuntamento è già fissato per il 13 luglio. A sostenerlo, il senatore Franco Mirabelli. «La Lega perde tempo», dice. A muovere i dem, tuttavia, è più la forza della disperazione che un’ordinata disamina del campo di battaglia. Enrico Letta, infatti, non mette in conto né la nota verbale della Santa Sede né, più prosaicamente, la dissoluzione in atto nel M5S che rischia di provocare un “rompete le righe” dagli esiti imprevedibili, ricacciandogli in gola la sua legittima voglia di rivincita. Per lui, infatti, il ddl Zan è solo una bandierina da sventolare in segno di avvenuta riscossa. Ne è in qualche modo ossessionato, come un centravanti da troppo tempo a digiuno di gol. È per questo che non s’accorge che non sta giocando in attacco bensì in difesa. Anzi, è addirittura sotto assedio.

«Eliminare l’identità di genere»

Prova ne siano i rilievi al ddl Zan avanzati da “Se non ora quando“, associazione molto accreditata a sinistra. La sua portavoce Fabrizia Giuliani è un’ex-deputata del Pd. È proprio lei a rivelare che l’attuale testo non la convince fino in fondo, pur ricordando che l’Italia «sconta un ritardo» sull’omotransfobia. «Così com’è il – è la sua critica – ddl Zan manca l’obiettivo, non rispettando i principi di tassatività e determinatezza». Per poi aggiungere: «Identità di genere è poi il punto più controverso che è necessario emendare. La nostra proposta è sostituirla con identità sessuale». Non ha torto: tassatività e determinatezza sono requisiti essenziali della norma penale. Non tenerne conto, equivale esporre il disegno di legge – se approvato senza modifiche – ai rilievi della Corte Costituzionale.

Ddl Zan in aula il 13 luglio

Anche per questo, Italia Viva continua a rilanciare l’intesa del tavolo sul ddl Zan. La loro preoccupazione è che l’assenza di un accordo finisca per favorire il pantano parlamentare con tanti saluti alla legge contro le discriminazioni omotransfobiche. Un esito confermato indirettamente dall’indisponibilità leghista ad avanzare proposte di mediazione. A quanto si apprende da fonti parlamentari, durante la riunione di maggioranza gli esponenti del Carroccio avrebbero ribadito le loro perplessità sul provvedimento che andrebbe modificato in larga parte. Segno evidente che la partita non è ancora chiusa. Il 13 luglio è solo l’inizio.

 

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