Altro che Wembley: i migliori rigoristi Ue sono i “frugali”. E lì non basterà Donnarumma

martedì 13 Luglio 11:10 - di Marzio Dalla Casta
Wembley

Non lo dite a chi scrive su questo blog. Per noi scotennare la «perfida Albione» è più di un invito a nozze.  Scoprire perciò che gli inglesi sono improvvisamente diventati tutti “brutti, sporchi e cattivi” come i protagonisti del film di Ettore Scola non può che rallegrarci ora per allora. Ma è l’illusione di un attimo, giusto il tempo di veder sfrecciare in parallelo l’effetto indesiderato della nuova narrazione. Il giochino è semplice e si può fare anche da casa: provate a sostituire l’Italia con la Ue e l’Inghilterra con la Brexitet voilà – la finale di Wembley si trasforma in Bruxelles che batte Londra ai calci di rigore. Ecco perché bisogna stare attenti a farsi centrifugare dai facili entusiasmi e a non scordare che chi di rigore ferisce, di rigore perisce.

A Wembley ha vinto l’Italia non Bruxelles

E sì, perché Dio solo sa che non basteranno cento Donnarumma a salvarci dai tiri maligni dei frugali dell’Unione. Nessuno è più rigorista di loro. Parliamo di olandesi, austriaci, e finlandesi. Scommettiamo? Non appena si tornerà a strologare di Patto di stabilità, li ritroveremo in posizione sul dischetto ben collegati al suggeritore teutonico, modello Ambra Angiolini-Gianni Buoncompagni. Diciamocela tutta: il trionfo di Wembley ci ha ubriacati fino a farci sentire il «centro dell’Europa», come oggi titola più d’un giornale. È normale dopo una finale sofferta fino all’ultima parata del nostro Portierone.

Mainstream già all’opera per “correggere” la finale

Meno normale è che il magazzino Grandi firme sia già all’opera per trasformare capitan Chiellini e compagni, panchinari compresi, in altrettanti vindici della Ue offesa e mutilata dalla defezione britannica. Ma di che parliamo? Sul prato di Wembley, a fronteggiarsi, c’era solo una grande rivalità calcistica, venata dalla spocchia inglese da un lato e dall’italica ansia di riscatto dall’altro. Null’altro. Soprattutto né Unione Europea né Brexit. Godiamoci perciò il meritato successo, ma risparmiamo le energie per i match che a breve disputeremo nel Palazzo Berlaymont di Bruxelles. Già, sarà lì che ci accorgeremo che una cosa l’Italia, altra è la Ue.

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