Sondaggio, la federazione Lega-FI non scalda i cuori. E regalerebbe alla Meloni il 2% in più

venerdì 11 Giugno 17:30 - di Valerio Falerni
Federazione

Andamento lento, lentissimo, addirittura a rischio immobilismo. Le prime rilevazioni sulla futura federazione tra Lega e Forza Italia lasciano intravedere una partenza al ralenty. Certo, molto dipenderà da come il progetto sarà presentato e infiocchettato. Ma è altrettanto certo che al momento non scalda i cuori degli elettori di centrodestra. Se infatti il 56 per cento si dice favorevole all’unione tra i due partiti, l’analisi dei flussi elettorali evidenzia più d’una criticità. Stando ai sondaggi, infatti, la Lega è accreditata del 21,5 per cento e Forza Italia del 7. Ma nel loro caso, contraddicendo Totò, «la somma non fa il totale». Secondo una rilevazione della Emg-Different, infatti, federandosi, i due partiti otterrebbero meno voti: 23,8 per cento, invece del 28, 5 (-4,7).

Voti in libera uscita anche verso Toti e Renzi

Praticamente Berlusconi e Salvini lascerebbero sul terreno un sostanzioso 4,7 per cento, più di due partiti di Renzi messi insieme. A beneficio di chi? Secondo il sondaggio, ad incassare il maggior dividendo della “torta“ lasciata dalla federazione sarebbero i Fratelli d’Italia (+1,9). Ma la dispersione premierebbe anche cespugli come Coraggio Italia di Brugnaro e Toti (0,5) o Noi con l’Italia di Lupi (0,6). Fuori dal centrodestra, invece, i voti leghisti e forzisti in libera uscita andrebbero a dare un po’ di ossigeno a Italia Viva di Renzi (0,8) e ad Azione di Calenda (0,2). Nel dettaglio della proposta della federazione tra Lega e Forza Italia, se il 56 per cento si è detto favorevole, il 30 ha detto “no” e il 14 “non risponde“.

Con la federazione i due partiti perderebbero il 4,7%

L’esito del sondaggio non deve meravigliare: tra i  partiti, due più due non fa mai quattro ma tre. I primi a sperimentarlo, parliamo di archeologia politica, furono nel 1966 i socialisti e i socialdemocratici «unificati» dopo la scissione di Palazzo Barberini del 1948. Insomma, fusioni e federazioni si risolvono solitamente in autentici bagni di sangue. Gli elettori premiano le alleanze, soprattutto se compatte, ma non rinunciano facilmente alla propria identità. Soprattutto se, come nel caso di Lega e FI, il progetto di federazione nasce praticamente da fermo. Il predellino del Cavaliere fu tutta un’altra cosa.

 

 

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