“Coraggio Italia” si sfila dal partito unico berlu-salviniano: “Non si può prescindere dalla Meloni”

sabato 5 Giugno 15:18 - di Lucio Meo

Matteo Salvini tira dritto nel suo progetto finalizzato alla creazione di una federazione di centrodestra in versione Smart, a due posti, Lega e Forza Italia, progetto che qualcuno, tra gli azzurri, considera un inaccettabile tentativo di annessione del partito da parte del Carroccio. Salvini oggi ha fatto sapere che è già fissato “un incontro a metà della prossima settimana per parlare di federazione di centrodestra, con pari dignità per tutti i protagonisti e con l’obiettivo di rafforzare il lavoro di Draghi in Italia e in Europa e contrastare chi propone nuove tasse come la patrimoniale o lo ius soli”. Il partito dei draghiani e del centrodestra di governo, quello che vuole lanciare Salvini. Ma non tutti, a parte le forziste Gelmini e Carfagna, sono disposti a seguirlo, neanche al di fuori di Forza Italia.

Lo stop di “Coraggio Italia” al progetto di federazione di Salvini

“Pur ringraziando Matteo Salvini e augurando di cuore a lui e chi lo seguirà in questa sua nuova iniziativa buon lavoro, diciamo no alla proposta che ha formulato”. Lo scrivono in una nota congiunta il presidente di Coraggio Italia e sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, Marco Marin presidente del gruppo alla camera di Coraggio Italia e Giovanni Toti fondatore del partito e presidente della regione Liguria.

“Abbiamo intrapreso da poco più di una settimana una strada nuova, di libertà, rappresentativa dei nostri valori moderati, cattolici, liberali, riformatori, europeisti. Dopo aver fatto nascere il gruppo di Coraggio Italia alla Camera dei Deputati adesso vogliamo portare la nostra maglia fucsia in tutti i Comuni, in tutte le case degli Italiani. Per tutto questo, pur ringraziando Matteo Salvini e augurando di cuore a lui e chi lo seguirà in questa sua nuova iniziativa buon lavoro, diciamo no alla proposta che ha formulato”.

“Noi di Coraggio Italia vogliamo portare senza paura il nostro movimento politico in mare aperto a conquistare con le nostre idee e le nostre proposte il voto degli Italiani. Gli avversari, mai i nemici, sono tutti dall’altra parte: nel centrosinistra. Noi saldamente nel centrodestra crediamo però che la pluralità della nostra coalizione sia una ricchezza, di più che la competizione positiva interna al centrodestra sia un ulteriore elemento di forza. Per tutto questo noi continueremo nel Paese e in Parlamento il nostro percorso di Coraggio Italia. Ovviamente continueremo a sostenere lealmente con il nostro gruppo parlamentare il governo Draghi e collaboreremo con spirito costruttivo in Parlamento e nel Paese con tutti i nostri alleati di centrodestra”.

La frenata di Toti: “Senza Meloni niente federazione”

“Se parliamo di andare verso un partito unico, con una collocazione chiara all’interno del Partito popolare europeo, è un progetto ambizioso e anche un mio vecchio pallino, ma occorre un percorso molto complesso, la cui dinamica è bene chiarire sin dai primi passi. Mi auguro che Salvini lo espliciti”, chiarisce Giovanni  Toti, fresco di varo del suo partito, “Coraggio Italia”, in una intervista a Repubblica.
“Certo che se si pongono le basi di un lungo, faticoso e intrigante percorso, per portare tante anime in un luogo comune come il Pdl di Berlusconi a suo tempo, questa seconda ipotesi non può escludere Giorgia Meloni e ricordo che il percorso di aggregazione di An e Forza Italia non fu né breve né semplice”. Quanto ai timori di Carfagna e Gelmini il rischio di annessione alla Lega, Toti osserva: “Se esprimono questi timori, è perché conosceranno la situazione all’interno del loro partito. Quanto a noi, chi ha aderito a Coraggio Italia non può stare in un partito troppo spostato a destra. Se si pensa di prendere l’intero centrodestra e allargare i confini della Lega, non faremmo un regalo a noi stessi e neppure alla Lega stessa. Un grande partito conservatore deve unire anime diverse su temi come i diritti civili e l’immigrazione. Questo è uno dei punti di chiarire sin dai primi passi”.

La prudenza di Quagliariello: “Servono i programmi…”

“Non solo non c’è nessun pregiudizio verso forme di aggregazione politica, ma chi come me e tanti amici ha creduto nel ‘modello PdL’ e non si è rassegnato alla riproposizione di modelli ‘privatistici’ senza futuro, lavora da anni controcorrente perché il centrodestra ritrovi la strada per essere idealmente maggioritario oltreché numericamente prevalente. Insomma, la semplificazione degli schieramenti è sempre un obiettivo apprezzabile. Però…”, dice Gaetano Quagliariello, senatore di ‘Cambiamo’ e uno dei quattro capi-delegazione del comitato costituente di ‘Coraggio Italia’, il soggetto promosso da Giovanni Toti e Luigi Brugnaro.

“Chi appena qualche giorno fa ha compiuto un passo ulteriore in questo percorso, attraverso la fondazione di ‘Coraggio Italia’ – osserva Quagliariello -, ha posto il problema dell’estinzione di un’area politica e soprattutto la necessità che quell’area per rivitalizzarsi si confronti con i problemi nuovi posti da una situazione completamente inedita come la pandemia. A livello internazionale si tratta di fare i conti con un nuovo bipolarismo determinato dalla posizione della Cina e dalla mutata situazione dell’America, e con un’Europa che ha cessato di essere un’ideologia ed è stata posta di fronte alla prova concreta della solidarietà. A livello interno c’è da affrontare il tema della cultura di impresa, della crisi demografica, del rapporto tra vitalità e sviluppo, del ruolo strategico delle aree più depresse e marginalizzate del Paese dalle quali soltanto può passare la ripresa”.

“Infine, c’è una questione che riguarda le classi dirigenti. Noi – continua il senatore di ‘Cambiamo – Coraggio Italia’ – abbiamo il dovere di rimanere ancorati a questo programma che in un momento così difficile rappresenta una vera e propria missione. Guardiamo ovviamente con rispetto a ciò che accade nella nostra metà campo. Ma invertire l’ordine delle priorità e concentrarsi sulle soluzioni organizzative invece che sul compito di ridare voce a un’area del Paese che è oggi una prateria lasciata incolta – conclude -, significherebbe fare come lo stolto che quando il dito indica la luna, piuttosto che puntare alla luna si ferma a fissare il dito”.

 

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