Toti scettico sulla federazione: «No al centrodestra “su invito”. Porte aperte a tutti»

sabato 28 Novembre 18:38 - di Michele Pezza
centrodestra

Il voto sullo scostamento di bilancio non solo non ha indebolito il centrodestra, come sognavano Di Maio e ZingaRenzi, ma ha contribuito a rafforzarlo. «Il giochetto – come aveva subito rilevato Giorgia Meloni – non è riuscito». Anche perché il “” di Lega, Fdi e FI è arrivato solo dopo l’impegno formalizzato dal governo in favore di lavoratori autonomi e partite Iva. È successo anzi il contrario, con la maggioranza già in ambasce sul tema del rimpasto. Una situazione ben sintetizzata dalla senatrice forzista Licia Ronzulli: «Mentre la maggioranza litiga per le poltrone, il centrodestra guarda ai bisogni degli italiani».

«Solo così possiamo puntare al 51%»

Nel frattempo, nella coalizione tiene ancora banco la proposta della federazione lanciata da Matteo Salvini. Sul punto oggi è intervenuto anche Giovanni Toti. Il governatore della Liguria ha riunito on line 200 dirigenti di Cambiamo!, il movimento da lui fondato. «Io – ha scandito – sono favorevole all’unione del centrodestra» purché apra la porta «a tutte le realtà, civiche, politiche, organizzate e meno organizzate». Tutto il contrario di quella che definisce «un’unione ad inviti». Obiettivo: «Arrivare al 51 per cento». Se questa è la federazione, ha aggiunto, ben venga. Quanto alla leadership della coalizione, non esclude il ricorso alle primarie, pur riconoscendo che Salvini è «il leader più forte».

Il Pd: «Berlusconi leader del centrodestra? Magari»

Ma tra i forzisti c’è anche chi, come il deputato Osvaldo Napoli, vede la coalizione a rischio sul Mes. E dà appuntamento al 9 dicembre, giorno in cui le Camere voteranno sulla riforma del Trattato. «Quel passaggio – avverte – sarà altrettanto decisivo per capire se il centrodestra è in grado di trovare un linguaggio comune sulla politica europea». Parole che diventano subito armi sulla bocca del dem Goffredo Bettini, che ne trae l’auspicio per una «nuova centralità» di Berlusconi nel centrodestra a danno della «sua anima sovranista». Non stupisce: a sinistra, la tentazione di scegliersi l’avversario è irresistibile.

 

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