Primarie Pd a rischio tracollo a Roma. Vigilia da incubo per Letta: “Mi faranno dimettere”

sabato 19 Giugno 20:06 - di Alberto Consoli
Primarie Pd Letta

Primarie Pd, la paura fa novanta, Torino chiama Roma. Un altro probabile flop è in agguato domani 20 giugno e il segretario Letta rischia seriamente di rompersi l’osso del collo, espressione da lui usata, ma in senso di sfida.  Nella città piemontese, infatti, solo 12mila persone sono andate a votare. A Roma a contendersi il posto di candidato sindaco per il centrosinistra sono Roberto Gualtieri, Tobia Zevi, Giovanni Caudo, Cristina Grancio, Imma Battaglia, Paolo Ciani e Stefano Fassina. L’appuntamento per il voto è domani 20 giugno in oltre 190 gazebo dislocati per la città. Il Pd mette le mani avanti. Nelle scorse settimane si sperava di raggiungere i 50mila partecipanti. Adesso, il partito è arrivato a più miti pretese, come riporta il Corriere della Sera: ci si augura di non scendere sotto i 43 mila del 2016. “Speriamo in un risultato migliore di Torino, perlomeno dignitoso. Certo, non sono più i tempi di 15 anni fa”, ha confidato una fonte vicina al Pd al Corriere.

Primarie Pd, incubo flop in agguato: Letta rischia

C’è chi, in caso di un flop clamoroso di affluenze stile già delle “scuse”: “È la prima volta che le primarie si svolgono il 20 giugno e durante una pandemia”. Lo disse proprio il segretario a proposito dell’insuccesso torinese: disse che si trattava delle prime attività post Covid, lasciando intendere così che gli elettori abbiano preferito dare forfait e rimanere a casa solo per cautela. Un altro elemento «concorrenziale», è la concomitanza del match degli Europei tra Italia e Galles che si gioca alle 18 allo stadio Olimpico. I fattori esterni sono una cosa, ma è un fatto che le primarie romane non scaldano i cuori della base. L’esito scontato provocherebbe disaffezione: l’aver puntato su Gualtieri come il candidato in pectore rende meno appetibile la sfida, un rituale inutile.

Tommaso Labate: “Primarie Pd? Un surgelato poco commestibile”

Tommaso Labate sul Corriere firma un gustoso e realistico “epitaffio”. “E adesso Pd e affini si preparano alle primarie di Roma con la titubanza di chi scongela l’ultimo surgelato di un pacco formato famiglia inaugurato nel 2005; con un prodotto all’epoca prelibato e poi sceso piano piano verso i più atroci sospetti di scarsa commestibilità. La sfida a sette per la nomination a sindaco della Capitale ha assunto, nonostante lo standing dei candidati, le caratteristiche dell’acqua senza essere dissetante: inodore, insapore, incolore. E l’affluenza è un enigma…”. Prosegue Labate facendo un excursus temporale dei vari appuntamenti con le primarie: “Nate per «accendere» i militanti, allargare la platea degli elettori, scegliere il meglio della classe dirigente; e dare uno sprint alla coalizione per le elezioni vere e proprie, nel corso degli anni le primarie hanno iniziato a fallire tutti gli obiettivi: uno dopo l’altro”.

Primarie Pd Letta: “Se perdo Roma mi faranno dimettere”

Il Tempo intercetta un Enrico Letta molto preoccupato sia sul fonte affluenza primarie, sia sull’esito del voto romano: “Enrico Letta, vedendo circolare i sondaggi interni, dicono sia molto preoccupato. Al punto che fosse quasi tentato dal ritirare l’economista Roberto Gualtieri. “Se perdo a Roma mi faranno dimettere” avrebbe confidato ai suoi. I sondaggi col vento in poppa del centrodestra a Roma lo hanno smontato. Al pari dei sondaggi complessivi del Pd che non lo lasciano tranquillo per l’appuntamento alle Comunali di ottobre. Le rilevazioni riservate sulle cinque principali chiamate alle urne circolano sui tavoli delle segreterie dei principali partiti. E non sono buoni. Letta è preoccupato, sa di giocarsi infatti tutto alle Amministrative.

Pd, Letta rischia, Bonaccini in agguato

Una sconfitta sarebbe la fine per lui:  rilancerebbe la richiesta di un congresso da parte delle minoranze (11 correnti…). E le  dimissioni del segretario nazionale. Scrive il sito Affaritaliani che il “Pd rischia in autunno un clamoroso 0 a 5 (ma già perdere Milano e Roma sarebbe politicamente devastante) che terremoterrebbe i vertici del partito e forse anche il governo Draghi”. E  già si parla di possibile sostituto: quello Stefano Bonaccini che da tempo scalpita, nutrendo ambizioni nazionali neanche tanto nascoste.  

 

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