La furia di Sgarbi: “I quadri di De Dominicis sono veri, l’inchiesta è assurda e le accuse inventate”

martedì 15 Giugno 14:03 - di Marta Lima

Il critico d’arte Vittorio Sgarbi replica alle accuse mosse dai pm di Roma che gli contestano di aver autenticato almeno 32 quadri di Gino De Dominicis che sapeva essere falsi e di far parte di un’associazione a delinquere che realizzerebbe finti quadri di De Dominicis per poi autenticarli. Accuse che Sgarbi rispedisce al mittente giudicandole frutto di “un’azione assurda” che potrebbero, però, costargli un rinvio a giudizio dal momento che domani è fissata l’udienza preliminare in cui si deciderà se Sgarbi andrà a processo in merito all’accusa di associazione per delinquere.

Sgarbi si difende: “Solo un’invenzione l’inchiesta”

Parlando con l’AdnKronos il critico afferma che l’inchiesta “è una totale invenzione. La mia posizione precisa è che si tratta di capolavori di De Dominicis e li autentico come mi pare. L’argomento non esiste, è un’azione del tutto assurda di magistrati che tra l’altro ho anche fatto sconfessare dal Csm perché l’indagine è stata fatta in maniera grottesca su un autore che è morto nel ’98, le cui opere quindi hanno meno di 50 anni. Non esiste il problema, nessuno falsificherebbe”.

I quadri di De Dominicis e quella perizia contestata

L’inchiesta, secondo Sgarbi, si baserebbe su “una pura invenzione di un personaggio, l’avvocato Tomassoni innamorato di De Dominicis, che ha dichiarato false le opere comprate dal grande imprenditore Koelliker che invece sono tutte buone, le mie perizie sono tutte perfette. L’argomento non esiste. Il collezionista che le ha comprate è straordinario, di falsi non ce n’è neanche uno. In ogni caso io ho fatto delle perizie per opere che ritengo vere”.

Sgarbi sostiene, poi, che De Dominicis è “un’artista concettuale e le opere concettuali non sono fatte a mano ma con la mente. De Dominicis ha portato il mongoloide alla Biennale di Venezia, quindi si tratta di un artista che non ha nulla a che fare con la produzione materiale delle opere. L’avvocato penserà a tutto, non ci sarà alcun rinvio a giudizio perché le opere sono tutte buone e l’assunto è del tutto falso. L’unica cosa falsa è l’assunto di questa inchiesta”, conclude Sgarbi.

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