John Locke, il padre delle idee liberali, era un copione e un narcisista. Una scoperta sconcertante

sabato 26 Giugno 13:40 - di Redazione
Locke

Il filosofo inglese John Locke (1632-1704), venerato come il padre del liberalismo classico, dell’empirismo moderno e uno dei più influenti anticipatori dell’illuminismo e del criticismo, era “un vanitoso, un pigro e un pomposo”, che “si divertiva con sciocchezze”. Almeno così lo dipingono delle memorie perdute scritte da un suo intimo amico e ora riscoperte.

Locke “prendeva dagli altri tutto ciò che poteva prendere”

La sconcertante scoperta rivela anche che era un plagiatore, uno che “prendeva dagli altri tutto ciò che era in grado di prendere”. Avrebbe plagiato anche il suo illustre predecessore Thomas Hobbes, famoso per l’opera Leviatano,  che Locke aveva sempre negato di aver letto.

Le memorie che accusano Locke tolgono credibilità a uno dei pensatori da sempre considerati pilastri del pensiero moderno. E’ stato il professore Felix Waldmann, docente di storia all’Università di Cambridge, a scoprire un breve libro di memorie alla British Library che testimonia particolari sconosciuti del carattere di Locke.

Le memorie dell’amico intimo James Tyrrell

Waldmann ha identificato l’autore anonimo delle memorie in James Tyrrell, caro amico di Locke, e illustra le sue scoperte in un articolo scritto per il “Journal of Modern History“. Tyrrell e Locke si incontrarono a Oxford nel 1658 e da allora furono in corrispondenza per la maggior parte della loro vita. Locke fu ospite della casa di Tyrrell per diverse settimane e Tyrrell si prese cura di molti dei beni dell’amico tra il 1683 e il 1689 quando il filosofo fu esiliato nei Paesi Bassi.

Waldmann, racconta il quotidiano londinese “The Guardian” che ha anticipato l’articolo del “Journal of Modern History“, descrive la scoperta come il “santo graal” degli studi su Locke: non solo il libro di memorie è feroce sul personaggio di Locke, ma rivela anche che aveva letto il capolavoro di Thomas Hobbes del 1651, “Leviatano”, un’opera che all’epoca era estremamente controversa e che Locke aveva sempre negato di conoscere. Altri studiosi hanno salutato il ritrovamento come “straordinario”.

“Queste novità cambiano le nostre conoscenze su Locke e sono rimasto assolutamente sbalordito da leggere queste carte – ha detto Waldmann – È straordinariamente eccitante, non credo che troverò mai più nulla di così significativo”.

Locke non studiava, era pigro, amava essere elogiato

Le memorie si aprono con un ricordo del periodo di Locke a Oxford dove, secondo Tyrrell, il filosofo “non ha studiato affatto; era pigro e disinvolto, e si divertiva con sciocchezze“. Locke è ricordato come un uomo che “si vantava di essere originale e disprezzava ciò che non riusciva a far passare per suo”. “Essendo pieno della buona opinione che aveva di se stesso, stimava solo le sue opere e le persone che lo lodavano”.

Negò di avere letto Hobbes, e invece aveva sempre con sé il Leviatano

L’accademico di Cambridge sostiene che la rivelazione più significativa è quella di Tyrrell secondo cui Locke aveva letto “Leviatano” di Hobbes. “È di gran lunga l’opera di filosofia più famigerata pubblicata nel XVII secolo ed era assolutamente eretica e Hobbes era guardato con straordinario sospetto – spiega Waldmann – Locke ha passato decenni a negare di avere familiarità con Hobbes in qualsiasi modo, forma o aspetto. Non cita mai il Leviatano in nessuna delle sue opere pubblicate, non fa mai riferimento a lui nelle sue lettere, quindi ha fatto di tutto per evitare qualsiasi associazione”.

Ma Tyrrell afferma che Locke “aveva quasi sempre il Leviatano di Hobbes sul suo tavolo, e ne raccomandava la lettura ai suoi amici”, anche se “in seguito finse di negare di aver mai letto quel libro”.

 

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