“Il ddl Zan così com’è è inaccettabile per la Chiesa e per la società”: l’analisi di Monsignor Paglia

venerdì 25 Giugno 15:08 - di Gabriele Alberti
Ddl Zan Monsignor Paglia

“Non resteremo indifferenti all’ideologia gender per legge”. L’arcivescovo Vincenzo Paglia esprime una critica molto serrata al ddl Zan in un’intervista al Giornale a tutta pagina che reca questo titolo. Il Presidente della Pontificia accademia per la vita ed ex presidente del Pontificio consiglio per la famiglia non usa perifrasi: «La Costituzione stabilisce che non sono ammesse discriminazioni per motivi di sesso. È ovvio, allora, ed è anche un bene, che una legge ordinaria realizzi il dettato costituzionale; promuovendo una tutela contro le discriminazioni. L’attuale testo, però, mentre vorrebbe presentarsi come baluardo a tutela di eventuali discriminazioni, rappresenta un serio rischio di minaccia alla libertà di espressione del pensiero; e di discriminazione del sentimento religioso di gran parte del popolo italiano. Per realizzare un articolo della Costituzione si rischia di negarne altri».

Ddl Zan, Mons.  Paglia: “Il gender finirebbe per imporsi come ideologia”

Eppure, il testo, allo stato attuale del dibatitto politico, il Pd vorrebbe applicarlo così com’è. L’analisi di Monsignor Paglia invece scardina nel profondo la “filosofia” del Ddl Zan: «L ‘impostazione di fondo mi pare inaccettabile perché si vorrebbe inserire per legge un’idea: quella del gender, che finirebbe così per imporsi come ideologia. La Chiesa propone un cammino diverso. Rispetto delle persone: ogni uomo e ogni donna hanno una dignità che nasce dalla propria storia, dalle gioie e dai dolori. La strada maestra è quella della vicinanza e del discernimento di ogni vicenda personale. Una legge manifesto imporrebbe una ideologia, inaccettabile sia per la Chiesa che per la società».

Ddl Zan: “Testo con gravi problematiche”

Monsignor Paglia chiarisce un equivoco circa alcune sue parole che sarebbero state fraintese circa l’errore del Vaticano di rendere pubblica quella lettera inviata allo Stato italiano.«Preciso che lo sbaglio, a mio avviso, – spiega al Giornale- è stato rendere pubblica un Nota che doveva rimanere segreta. Questa era l’intenzione originaria della Santa Sede; qualcuno deve aver pensato diversamente. La pubblicità ha rischiato di far alzare muri ancora più alti. Sono stato frainteso anche io: la Nota ha avuto il prezioso effetto di far luce sulle gravi problematiche di un Decreto che, così come è, è inaccettabile. Non solo dalla Chiesa, direi dalla maggior parte degli italiani». Ha poi messo nella giusta prospettiva le parole del premier:  «Draghi ha ricordato come in Italia esistano gli strumenti per tutelare i diritti e i doveri previsti dalla Costituzione. Ha mostrato rispetto e considerazione per la Santa Sede e le sue posizioni. L’indipendenza di uno stato democratico e liberale è una garanzia anche per la Chiesa e i suoi diritti. Indipendenza non significa indifferenza».

Monsignor Paglia: “L’Europa può intrometterese e la Santa Sede no?”

E a chi ha parlato di ingerenze del Vaticano risponde per le rime: «Se l’Europa può legittimamente intervenire se e quando un paese minaccia i diritti di cittadini con tendenze omosessuali;  non vedo perché la Santa Sede non possa fare altrettanto in Italia. Non è ingerenza, è interesse del bene comune a partire dalla preziosa visione antropologica che la Chiesa tutela come una ricchezza»

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