5Stelle, parla il senatore “amico” della Cina: «Dobbiamo essere i migliori alleati di Pechino»

giovedì 17 Giugno 10:52 - di Redazione

Un amore viscerale per Pechino. Una corrispondenza di amorose sensi con la Repubblica popolare cinese. Dopo le conclusioni del G7, deluso dalle posizioni dei grandi della terra, il senatore 5Stelle Vito Petrocelli ribadisce la sua vocazione filocinese. Intervistato da Repubblica, spiega il suo tweet. Che ha messo in imbarazzo la dirigenza grillina. “L’Italia dev’essere il miglior riferimento per Cina e Russia”, ha cinguettato. Mettendo in grande difficoltà il povero Di Maio. In guerra a giorni alterni con il Dragone.

Petrocelli: l’Italia sia il miglior riferimento per la Cina

“A differenza di altri non devo ogni volta ribadire la mia fede filoatlantica. Ma penso che proprio all’interno del campo occidentale l’Italia debba essere il miglior riferimento per Russia.  Cina e Iran”. Così il presidente della Commissione esteri. Che difende la posizione filo-cinese. Che ha provocato attacchi trasversali alla vigilia del G7. Quando Beppe Grillo ha incontrato tra le polemiche l’ambasciatore cinese. E Conte è stato costretto a dare forfait.

Il senatore 5Stelle spera nella conversione di Draghi

Ambiguità e negazionismo. “L’Italia deve fare tutto il possibile per mantenere un dialogo con questi Paesi. Draghi ha detto che con la Cina il governo si muoverà lungo tre linee. Ma io aggiungerei anche le relazioni commerciali e culturali”. Insomma il premier dovrebbe sottrarsi alla voce grossa dell’amministrazione Biden. E flirtare con la dittatura cinese. Poi definisce una posizione “quasi da guerra fredda che l’Occidenti consideri la Cina il nuovo avversario delle democrazie avanzate. E invoca la reciprocità.

“La Cina non è una minaccia per l’Occidente”

“In Cina – prosegue un ‘coraggioso’ Petrocelli – nessuno contesta che noi siamo una democrazia. Mentre trovo poco corretto che noi mettiamo in discussione un modello di stampo socialista. Che viene accettato da un miliardo di persone”. E ancora: “Non penso affatto che la Cina rappresenti una minaccia per i nostri valori morali e commerciali. Durante la pandemia ha importato prodotti italiani come mai prima d’ora”. Insomma la via della Seta non si tocca. Un affare da 20 miliardi. “Non ho cambiato idea – dice con orgoglio –  ho mantenuto la stessa posizione che avevo quando venne firmato l’accordo durante il Conte 1. È una grande opportunità per il nostro Paese e per l’Europa”.

Nessun genocidio, vadano a vedere con i loro occhi

Tesi inquietanti e sulla questione dei diritti umani calpestati in Cina. “Ho sottoscritto il rapporto che mette in discussione la persecuzione. Sono per ricostruire il dialogo. Su una questione così delicata, che va affrontata senza faziosità”. E scatta la controinformazione. Il negazionismo. “Non credo che si possa parlare di genocidio”, dice allegramente il senatore 5Stelle. “Come non credo che vengano sterilizzate milioni di donne. Non c’è alcuna pulizia etnica. Mi piacerebbe portare una delegazione parlamentare nello Xinjiang. Di modo che ciascuno possa giudicare con i propri occhi”. Il feeling  per il socialismo reale è sconfinato. E sogna un movimento rinnovato, vicino alle idee di Grillo.

Il dialogo con la Cina targato Conte

Perché Grillo è andato all’ambasciata cinese? “Non ne ho la più pallida idea”, taglia corto. “E sono il filocinese del Movimento. Quella del blog di Grillo è una posizione politica Ma non è la posizione del M5S”. E plaude al nuovo corso inaugurato dal leader in pectore. “Spero che la posizione del M5S maturi attraverso il dialogo nel nuovo Movimento guidato da Giuseppe Conte”.

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