La Cina non è più vicina: l’Italia pronta ad uscire dalla “Via della Seta”. Così Draghi sconfessa Conte

martedì 15 Giugno 11:22 - di Giacomo Fabi
Cina

«La Nato esagera. Non siamo una minaccia sistemica». È risentita la reazione della Cina al comunicato diffuso ieri dall’Alleanza atlantica, che così aveva definito il regime di Pechino. In realtà, molti sono i motivi di frizione tra Occidente e Cina: dall’origine del Covid al destino di Taiwan, passando per le persecuzioni ai danni della minoranza degli uiguri. Tutte questioni (a parte il virus) che la Cina considera «interne», ma che per la Nato, così come per il G7, sono materia di contenzioso internazionale. Tensioni che rimandano direttamente alla Guerra Fredda tra Usa e Urss. Prova ne sia la vignetta blasfema che trasforma l’Ultima Cena di Leonardo in un banchetto in cui i Paesi dell’Occidente, rappresentati come altrettanti animali, in compagnia dell’India si spartiscono le spoglie della Cina.

Clima da Guerra Fredda tra Occidente e Cina

Non dev’essere perciò stato facile per Mario Draghi ritrovarsi in Cornovaglia al tavolo dove si preparava la strategia con cui arginare Pechino mentre dall’Italia rimbalzava la notizia di Conte e Grillo in procinto di baciare la pantofola dell’ambasciatore cinese a Roma. E se è vero che il primo ha dato forfait, il secondo non ha rinunciato a farsi immortalare in compagnia del diplomatico. E Grillo è il fondatore e il garante del M5S, sigla che esprime l’attuale ministro degli Esteri e che rappresenta pur sempre il gruppo di maggioranza relativa nei due rami del Parlamento. Nessun dubbio, perciò, che in Cornovaglia Draghi si sia sentito una sorta di vigilato speciale. Gli occhi addosso con incorporata una domanda inespressa: «Ma l’Italia da che parte sta?». Nessuno ha osato tanto, ovviamente. Ma è probabile che tra gli altri il dubbio sia affiorato.

Il premier: «Siamo valutando»

Tanto più che Conte è lo stesso che da premier del suo primo governo aderì ufficialmente alla Via della Seta, l’ambiziosa strategia di penetrazione commerciale nell’Eurasia  ideata dal regime comunista di Pechino. All’epoca Giuseppi guidava il governo giallo-verde, ma è innegabile che l’intensificazione dei rapporti commerciali con la Repubblica del Dragone sia sempre stato un chiodo fisso della sinistra italiana, a cominciare da Romano Prodi. Oggi, invece, Draghi si accinge a voltare pagina. «Il problema – ha infatti precisato nella conferenza stampa a margine del G7 –  non è stato mai menzionato. Per quanto riguarda l’atto specifico (l’adesione alla Via della Seta), lo esamineremo con attenzione». Tradotto, vuol dire che il governo italiano è pronto a rivedere la propria posizione. È il minimo dopo la crociata democratica bandita da Joe Biden contro «le autocrazie del mondo».

 

 

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