Stop licenziamenti, Draghi come Conte: accordo al ribasso e tutti scontenti. Dov’è finito SuperMario?

martedì 25 Maggio 9:38 - di Giacomo Fabi
Draghi

Dove sono i censori di Matteo Salvini? Ricordate? Erano quelli che ad ogni sospiro del leghista rievocavano il Papeete del 2019, per poi rinfacciargli il suo volere essere di “lotta e di governo“. Con un piede fuori e l’altro dentro. Esattamente quel che sta facendo ora il Pd di Enrico Letta con le sue pretese ora sul ddl Zan, poi sulla tassa di successione e infine sulla proroga del blocco dei licenziamenti. Un crescendo che ha costretto Mario Draghi ad un doppio slalom in pochi giorni: prima per dribblare la patrimoniale sull’eredità poi per trovare un compromesso tra i diktat di Confindustria e le minacce del sindacato sullo stop alle misure sull’occupazione.

Cattivo compromesso a spese degli italiani

Su quest’ultimo punto – bisogna dirlo – il premier se l’era andata a cercare. Nel Cdm di giovedì scorso, infatti, aveva dato un assenso di massima alla proposta del ministro Orlando di spostare da giugno ad agosto la fine del blocco dei licenziamenti salvo poi innestare la retromarcia di fronte alle urla di Bonomi. Una mediazione alla fine l’ha trovata: Cassa integrazione senza addizionali dal primo luglio per le imprese che non riducono l’occupazione. Significa che resta tutto così com’era, con la differenza che a pagarne i costi da qui a dicembre sarà lo Stato e quindi la collettività. In compenso, la maggioranza incassa un altro semestre di pace sociale. Tutto sembrerebbe quadrare. Nella realtà Draghi ha deciso di non decidere.

Così Draghi allontana la ripresa

Esattamente come avrebbe fatto Conte. Di conseguenza l’Italia sarà l’ultima in Europa a disfarsi delle bardature poste a protezione dei lavoratori del privato per fronteggiare le conseguenze sociali della pandemia. Non è necessariamente un bene dal momento che quelle stesse bardature rischiano ora di trasformarsi in altrettanti lacciuoli che impediranno alle imprese di ristrutturarsi e quindi di tornare ad essere competitive e, in definitiva, a riassumere. Sono questioni che Draghi conosce meglio di chiunque. Stupisce, perciò, che che abbia incoraggiato il blitz di Orlando per poi correre ai ripari di fronte all’altolà di Confindustria. L’Italia aveva bisogno di SuperMario, non di un Conte-ter sotto mentite spoglie.

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