Oncologi e cardiologi contro il Cts di Speranza: “Grave errore ritardare il richiamo dei vaccino ai fragili”

giovedì 6 Maggio 16:20 - di Leo Malaspina

“Pur comprendendone gli obiettivi, siamo molto preoccupati per la decisione del Comitato tecnico scientifico di estendere l’intervallo fra la prima e la seconda dose dei due vaccini anti-Covid a mRna da 21 e 28 giorni a 42 anche ai pazienti fragili. I pazienti oncologici in trattamento attivo, in particolare, devono invece essere vaccinati con la seconda inoculazione entro 21 giorni. Le evidenze scientifiche infatti dimostrano che questi cittadini estremamente vulnerabili hanno meno probabilità rispetto alle persone sane di sviluppare una risposta anticorpale dopo la prima dose del vaccino prodotto da Pfizer (BNT162b2) e dovrebbero avere la priorità della seconda dose entro tre settimane”. E’ l’appello lanciato dalla Federazione degli oncologi, cardiologi e ematologi Foce, per la circolare del Cts che allunga l’intervallo fra le due inoculazioni.  A parlare è Francesco Cognetti, direttore Oncologia medica Regina Elena di Roma e presidente Foce (Federazione degli oncologi, cardiologi e ematologi), che in una nota chiede al Cts e al ministro della Salute, Roberto Speranza, che non venga applicata la circolare sull’estensione degli intervalli di immunizzazione anti-Covid ai pazienti oncologici e, con ogni probabilità, anche a tutti coloro che sono considerati estremamente fragili.

Lo studio che boccia le decisioni del Cts di Speranza

Uno studio recente pubblicato su ‘Lancet Oncology’ ha dimostrato che la risposta anticorpale dei pazienti colpiti da tumori solidi e del sangue dopo la prima dose di vaccino è molto più bassa che in persone normali e si consolida solo dopo la seconda dose. Il tempo migliore per il richiamo deve rimanere quindi dopo 21 giorni”. Nello studio condotto dal King’s College di Londra, circa 21 giorni dopo la prima dose di vaccino “solo il 38% dei pazienti con tumori solidi e il 18% con neoplasie ematologiche presentava un titolo positivo di immunoglobuline (IgG) rispetto al 94% delle persone sane”.

Fra chi ha ricevuto la seconda dose entro 3 settimane, “il 95% dei pazienti con tumori solidi e il 60% con neoplasie ematologiche hanno evidenziato un’adeguata risposta anticorpale. Invece, tra chi non ha ricevuto la seconda dose il ventunesimo giorno, solo il 30% dei pazienti con tumori solidi e l’11% con tumori ematologici ha sviluppato una risposta contro il virus”.

I rischi maggiori per le persone anziane e fragili

Questi risultati, conclude Cognetti, sono analoghi a quelli preliminari finora conseguiti in uno studio tuttora in corso presso l’Istituto Regina Elena e l’Istituto San Gallicano di Roma in 816 pazienti con neoplasie solide in trattamento attivo o che hanno ricevuto il trattamento negli ultimi 6 mesi. Su oltre 700 pazienti finora esaminati solo circa la metà risulteranno immunizzati dopo la prima dose e circa il 70% dopo un mese dalla seconda dose. Questi risultati mostrano inoltre valori nettamente più bassi rispetto a quelli ottenuti in una serie di alcune centinaia di medici e/o infermieri sani dello stesso Istituto. Va inoltre sottolineato che i pazienti immunocompromessi presentano una maggiore incidenza di infezione persistente da Sars-CoV-2, che può rappresentare un importante serbatoio per lo sviluppo di nuove varianti virali. Ecco perché vanno rispettati rigorosamente i tempi di somministrazione dei vaccini nei più fragili”.

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