La rivista ‘Nature’ boccia il Cts di Conte: «Zero competenza. Non c’è nemmeno un virologo»

lunedì 8 Marzo 21:08 - di Alessandra Danieli

Non hanno nemmeno un virologo. Agiscono dove non hanno competenze. Gli esperti  hanno poca esperienza“. La rivista inglese Nature boccia senza appello l’operato del Comitato tecnico scientifico italiano. Del resto – aggiunge – la voce più autorevole della comunità scientifica mondiale- metà dei suoi membri sono nominati a titolo personale”. Una bocciatura clamorosa. I 24 maxi esperti del Cts messo in piedi da Conte all’inizio della pandemia non raggiungono la sufficienza.

Covid, Nature boccia il Cts che guida il governo italiano

L’elenco degli errori gravi  è impressionante. “I documenti secretati per lungo tempo. La mancanza di tamponi nel Paese fino alla confusione su cosa dovessero fare le persone asintomatiche”, sottolinea la rivista. E ancora la mancata considerazione dei centri di ricerca. Che è stata “la prima di numerose decisioni prese dal Cts. Che, nell’ultimo anno, hanno lasciato perplessi gli esperti italiani che considerano il test e il tracciamento come chiave”.

La rivista: esperti di livello, ma nessun virologo

La rivista riconosce che il comitato scientifico che guida il governo sulla scelte anti-covid  ha esperti di alto livello in molti campi. Ma è privo di figure che, in questa fase, sarebbero cruciali.  Tra gli errori più clamoroso la mancanza di attinenza ai problemi da risolvere. Il Cts – secondo l’inchiesta della rivista scientifica britannica – ha fornito indicazioni su tematiche “su cui ha poca o nessuna competenza”. “A gennaio, ha affermato che proseguire con l’insegnamento a distanza avrebbe causato negli studenti ‘un grave impatto sull’apprendimento. La loro psicologia e la loro personalità’. L’affermazione ha avuto conseguenze sulle politiche nazionali, ma nessun membro del Cts ha esperienza in campo pedagogico. In psicologia dell’infanzia o in neuropsichiatria”.

Errori gravi anche sulle varianti

Solo due membri del Cts “hanno una chiara esperienza nel campo della biotecnologia – scrive Nature – ma in campi estranei alle malattie infettive. Il pannello ha figure di livello mondiale in pneumologia, malattie infettive, gerontologia ed epidemiologia. Ma manca di aree critiche di competenza nella diagnostica molecolare, virologia molecolare e screening ad alto rendimento”.  Per non parlare degli scivoloni sulle  varianti del virus. “L’Italia – scrive Nature – sequenzia attualmente 1,3 campioni di virus ogni 1000. E impiega un tempo medio di circa due mesi per caricare i dati in archivi pubblici come Gisaid. È una delle prestazioni peggiori al mondo. Al confronto, il Regno Unito sequenzia quasi 40 volte più campioni.  Con un tempo medio di caricamento pari a 21 giorni”.

 

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