Nomine, migranti e dl semplificazioni: i nodi di Draghi tra diktat Ue e tensioni in maggioranza

mercoledì 26 Maggio 8:56 - di Michele Pezza
Draghi

Nomine, “decreto semplificazioni“, dossier migranti, blocco dei licenziamenti: A Mario Draghi davvero non mancano i nodi da sciogliere. E, per di più, poggiando su una maggioranza i cui soci si guardano ormai in cagnesco. Sul primo punto – le nomine – in giornata è fissato l’incontro tra il premier, il suo consulente economico Franco Giavazzi e il sottosegretario Roberto Garofoli. Sul tavolo ci sono i vertici di Ferrovie dello Stato e Cassa depositi e prestiti da indicare entro domani. I nomi più gettonati, rispettivamente per Ferrovie e Cassa, sono Luigi Ferraris ex-ad di Terna, e Dario Scannapieco, vicepresidente della Bei. In entrambi i casi si tratta di nomi di persone legatissime al premier.

Draghi a Bruxelles: «Tacere sugli sbarchi non li fa sparire»

Si diceva delle turbolenze interne alla maggioranza. A Draghi non mancano le doti da equilibrista. Sa che deve sfilare a Salvini il tema incendiario dell’immigrazione e per questo a Bruxelles ha già suonato la sveglia al Consiglio europeo. «Mettere a dormire un problema non lo fa sparire», ha avvertito i suoi colleghi Ue. Sull’altro fronte, quello presidiato da M5S e Pd, deve disinnescare la mina sotto il dl semplificazioni dalle misure sui subappalti. E così, sempre da Bruxelles, Draghi ha di fatto derubricato in «bozze» le norme circolate in questi giorni e comunicato che la soglia del 40 per cento potrebbe ritornare. In ogni caso, ha assicurato, la decisione verrà presa in una cabina di regia che potrebbe tenersi già oggi o al più tardi domani.

Retromarcia sui subappalti

Una certezza, tuttavia, c’è: le semplificazioni ci devono essere. Le chiede l’Europa e rappresentano il primo tassello del mosaico di riforme legate all’erogazione dei fondi del Recovery Plan. Nel frattempo, Draghi rivendica il successo della mediazione sullo stop ai licenziamenti che lo ha visto prima concedere e poi negare al ministro Orlando la proroga del blocco da giugno ad agosto, che di fatto significava fino a dicembre. La mediazione ha stabilito che chi non licenzierà sarà esentato dal pagare addizionali sulla Cassa integrazione. «La soluzione individuata – ricorda il premier – è in linea con tutti gli altri Paesi europei che hanno preso questa strada».

Orlando (Pd): «Basta bandierine di partito»

Sul punto, dalle colonne del Corriere della Sera, è intervenuto lo stesso Orlando. «Nessun blitz – ha puntualizzato -. Quella norma è stata inviata per posta elettronica certificata agli uffici legislativi competenti due giorni prima». E sulle fibrillazioni politiche causate dalla sua proroga, ha avvertito: «O le forze di maggioranza ripongono le bandiere, oppure mettono a rischio la tenuta del quadro politico». Un messaggio che non ha fatto mistero di rivolgere principalmente a Salvini. Ma che in realtà riguarda molto anche lo stesso Draghi.

 

 

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