Marilyn con la gonna al vento: immagine sessista. La cancel culture si abbatte sulla statua dell’attrice

giovedì 20 Maggio 15:09 - di Adele Sirocchi
Marilyn statua

Marilyn Monroe con la gonna sollevata dal vento della metropolitana di New York nel film “Quando la moglie è in vacanza“. Una scena che ha fatto dell’attrice una icona sexy di Hollywood. E che è rimasta impressa nel nostro immaginario. Per quella scena, girata prima tra tanti curiosi che infastidivano le riprese e poi in studio, il marito di Marilyn Joe Di Maggio, l’eroe del baseball, si arrabbiò tantissimo. Era il 1955.

La statua di Marilyn è esposta a Palm Springs

Oggi, nel 2021, la statua di Marilyn esposta a Palm Springs, all’ingresso dell’Art Museum, e che proprio a quella scena si ispira, rischia di cadere sotto i colpi fanatici della cancel culture. C’è infatti una petizione per abbatterla (40mila firme ) in quanto scultura maschilista e sessista.

Petizione per rimuoverla: opera misogina e sessista

La promotrice Elisabeth Armstrong, ex direttrice del museo,  ha definito l’opera dell’artista Seward Johnson «pura misoginia, sotto le spoglie della nostalgia una fantasia antiquata o un’illusione di pochi uomini che ricordano i bei vecchi tempi a Hollywood, quelli che però non erano bei tempi per le donne… Un’opera palesemente sessista, costringe quasi le persone a fare Upskirting (guardare sotto le gonne, ndr). Sollecitiamo la città a trovare modi più appropriati per onorare la vera eredità di Marilyn e la sua memoria».

Eppure all’epoca del film – 1955 – nessuno osò parlare di censura

“Neppure il pubblico di allora – scrive Libero – ebbe l’ardire di bacchettare una pellicola del grande Billy Wilder in cui la borghesia statunitense veniva raffigurata alle prese con desideri repressi e tentazioni che dagli indiani d’America in poi (cito il film) costellano la vita di ogni individuo… Il film con qualche escamotage (il tema dell’adulterio non era ancora metabolizzato pubblicamente) superò le perplessità e il moralismo di quegli anni lontani, e dovremmo essere noi a scandalizzarci per una statua che lo celebra?”.

Non si tratta di scandalo infatti, ma dell’ennesima crociata ideologica verso tutto ciò che è femminile per accelerare la corsa verso il post-umano, verso un mondo popolato da individui indifferenziati che venerano la stessa religione laica dell’io.

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