Letta show sull’Espresso: «Ho 4 proposte per salvare la democrazia. Per il Pd sogno il country party»

venerdì 28 Maggio 17:53 - di Redazione

Accerchiato ovunque, criticato dai suoi, in calo nei sondaggi, il battesimo di Enrico Letta alla guida del Pd non è stato dei migliori. Per riscattarsi dall’ultimo tonfo con la proposta di una patrimoniale da portare in dote ai 18enni affida all’Espresso le ambizioni e i sogni della sua avventura. Salvifica per la sinistra e per il Paese, lascia intendere. Ma non ancora compresa, evidentemente.

Letta punta al country party e alle agorà democratiche

Dal riscatto del Pd finito nelle paludi del potere alle quattro proposte ‘epocali’ da proporre ai partiti. Per ricostruire il tessuto del sistema politico. Fino all’impegno solenne di rovesciare la nera prospettiva di Salvini e Meloni al governo.

“Il country party è una definizione di Beniamino Andreatta che vorrei per il mio Pd”, dice nell’intervista al settimanale. “Il partito del Paese, del popolo, è una stella polare della mia azione. In antitesi al partito del potere che negli ultimi dieci anni nostro malgrado abbiamo dovuto interpretare”. Una necessità, dunque, “per evitare degenerazioni del sistema, come è accaduto nel 2019”.

Il leader del Pd scopre la democrazia digitale

E ancora l’annuncio di un semestre di grande dibattito sul futuro della democrazia italiana. A partire, non a caso, da luglio quando il semestre bianco blinda il Parlamento. Le chiama “Agorà democratiche”  nel segno della democrazia digitale, con un linguaggio dal vago sapore grillino. Saranno aperte agli interni al Pd e agli esterni. “Lavoreremo su una piattaforma digitale che consentirà di far partecipare migliaia e migliaia di persone. Le Agorà – dice il leader del Pd intervistato da Marco Damilano – ci dovranno dire come sarà digitalizzato il nostro futuro politico.  Il web aiuta ad accorciare le distanze, avvicinare i territori più remoti, le periferie.

Quattro proposte per guarire la democrazia

Poi mette sul tappeto quattro ‘grandi proposte’ per guarire la democrazia malata. “Una battaglia contro il gruppo misto di Camera e Senato. Dovrebbe essere un faticoso purgatorio – dice –  invece è un paradiso per parlamentari che fanno quello che vogliono. Al suo posto, il gruppo dei non iscritti, come nel Parlamento europeo”. E ancora: la sfiducia costruttiva per sostituire un governo con un altro, come in Germania. Infine, l’applicazione dell’articolo 49 della Costituzione per regolare la vita dei partiti. E una nuova legge elettorale”. Ma si guarda bene dalle formule, che rischierebbero nuove tempeste nella già rissosa maggioranza di governo. “Non entro nei tecnicismi”, dichiara, “ma la malattia democratica si è acuita con le liste bloccate e i criteri di cooptazione e fedeltà”. Tutte le forze politiche dovrebbero sentire la serietà e la gravità di queste questioni, aggiunge punzecchiando alleati e non. “Guardare oltre il presente, smettere di essere sempre in campagna elettorale e di scaricare sui governi i problemi interni”,

Rovesciare la prospettiva di Meloni-Salvini al governo

Infine la battaglia delle battaglie. “Il nostro compito è molto duro, da due anni a questa parte esiste un 40% di elettori che vota Salvini-Meloni. Questo vuol dire che o costruiamo una cosa più forte o, dopo Draghi, ci sarà Meloni-Salvini. Il nostro compito è rovesciare questa situazione. Non è semplice”. Come? Costruendo “un centrosinistra largo che sia innovativo, Che va a pescare nella società, nei movimenti. Vorrei che questo lavoro servisse per costruire un governo e una maggioranza dopo le elezioni, e in campagna elettorale, che si incontri col il M5s“.

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