“Prima gli immigrati in Parlamento”. Il Pd di Letta rispolvera le “quote riservate” della Kyenge

mercoledì 26 Maggio 8:37 - di Lucio Meo

Il Pd di Letta riparte dagli immigrati. Livia Turco, storica esponente della sinistra e del Pd, attuale presidente della Fondazione Iotti, rispolvera un tema molto caro alla sua parte politica, le “quote riservate” in politica (ma anche nella pubblica amministrazione) agli immigrati, secondo un criterio non meritocratico ma di “razza”, di geopolitica, di politically correct. La Turco, ieri, ha rilanciato su un tema che già qualche anno fa era stato sollevato da Cecile Kyenge, attuale europarlamentare del Pd, che chiedeva corsie preferenziali, in Italia e in Europa, per chi volesse impegnarsi sul fronte politico provenendo dall’estero. L’Europa, però, va in tutt’altra direzione…

Le “quote riservate” del Pd di Letta: posti assicurati agli immigrati

La Turco, già ministro della Salute nei governi Prodi, ha sostenuto ieri che è necessaria una svolta. “Nei nostri territori ci sono delle buone pratiche, però non sono entrare nel dibattito pubblico, non sono conosciute. Partiamo da queste buone pratiche per costruire la società della convivenza. Vogliamo essere un Paese in cui la politica continua ad essere di razza bianca, in cui il nostro partito è di razza bianca, in cui le istituzioni sono di razza bianca? Perché se ci pensiamo bene sono rarissimi i casi di consiglieri comunali nuovi cittadini”. Eccole, le quote nere. “Su questi temi cruciali che in passato abbiamo affrontato – continua Livia Turco – Letta è stato l’unico a proporre un ministero per l’integrazione con una donna Cécile Kyenge ministra del nostro Paese. Credo che sia cruciale che si costruisca la società della convivenza mettendo al centro il tema dell’interazione”.

Il vecchio progetto della Kyenge rispolverato da Livia Turco

“Noi vogliamo l’accesso all’alloggio, il diritto al lavoro, il diritto di voto e la partecipazione politica. Nella società europea ci sono anche i neri”, tuonò Cecilie Kyenge nel 2013, appena entrata in politica. E la sua principale sponsor, anche allora, fu proprio Livia Turco. “È tempo di prevedere una quota di almeno il 10% per gli immigrati negli organismi di partiti, sindacati, associazioni e imprese”. L’allora ministro dell’Integrazione, la Kyenge, si accodò subito: “Su questo tema serve uno stimolo: un po’ come è successo con le quote rosa per le donne, bisogna agevolare l’inclusione”. Come fece notare l’allora consigliere regionale toscano di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, già in quella campagna elettorale che anticipava la sua nomina a ministro,  Cécile Kyenge, incontrando le comunità migranti bolognesi, sostenne di volersi impegnare per favorire quote riservate nel pubblico impiego per i migranti «su esempio di ciò che furono le americane ‘affermative action’».

Una sorta di razzismo in nome dell’antirazzismo, del tutto slegato dalla realtà, anche perché – come fa notare oggi Libero – “l’unico membro di colore dell’attuale Parlamento italiano, il senatore Toni Iwobi, siede tra i banchi della Lega”.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *