Riecco la Kyenge: Egonu portabandiera dell’Italia a Tokyo? Sarebbe un bel segnale di inclusione

lunedì 17 Maggio 20:10 - di Chiara Volpi
Kyenge Ddl Zan

Riecco la Kyenge: torna a frignare per l’inclusione e a sponsorizzare il Ddl Zan. Lo spunto? Bastano le Olimpiadi di Tokyo. Anche se per ora si parla solo di un’ipotesi: quella di cui ha parlato questa mattina in una pagina intera il Corriere della sera. Ma se la 22enne fuoriclasse della pallavolo italiana Paola Egonu fosse scelta come portabandiera azzurra alle prossime Olimpiadi di Tokyo «sarebbe un onore», per Cecile Kyenge, già eurodeputata ed ex ministra per l’Integrazione del governo Letta «sarebbe un bel segnale». Spingendosi oltre le aspettative della diretta interessata, insomma, la Kyenge rispolvera uno dei suoi classici cavalli di battaglia. Un must che, fin qui, ha rilanciato ad ogni occasione utile: sociale, politica e adesso anche sportiva.

Egonu portabandiera azzurra alle Olimpiadi di Tokyo: la Kyenge rilancia l’ipotesi del Corriere

E così, parlando con l’Adnkronos, l’ex ministra del passato esecutivo Letta, parte lancia in resta, quasi come se il vessillo fosse già in pugno alla campionessa dell’Imoco Volley. Sportiva che agli occhi della Kyenge ha anche il pregio di aver confessato l’amore omosessuale per una sua collega, pur avendo la pallavolista, a stretto giro, anche chiarito che: «Non significa che non potrei esserlo di un ragazzo o di un’altra donna. Non ho niente da nascondere». Non solo: pur avendo messo nero su bianco in un’intervista a Treviso Today pubblicata poco fa, che: “Però sono incoerente. Perché credo che il matrimonio sia un’istituzione fantastica. Boh, forse ho le idee un po’ confuse”… Ma tant’è. E quale occasione più ghiotta, per la Kyenge di tornare a dire la sua, uscendo da un lungo riserbo, sui temi a lei più cari?

«Soprattutto ora, sarebbe un’ottima notizia»: e giù con slogan su discriminazioni e inclusività

E così, strizzando l’occhio all’antologia sull’inclusione. E un altro al dibattito infuocato in corso sul ddl Zan, la battagliera ex ministra dichiara all’Adnkronos: la Egonu portabandiera azzurra? «Soprattutto ora, sarebbe un’ottima notizia. Anche per uscire fuori dai quotidiani campi di battaglia su alcuni temi. Concentrandosi invece su ciò che abbiamo di positivo», aggiunge Kyenge parlando a proposito della campionessa padovana. Dunque, in fatto di lotta alle discriminazioni di cui la Egonu rappresenta per la Kyenge un esempio da manuale, la ex eurodeputata evidenzia: «Bisognerebbe semplicemente ricordarsi il motto dell’Unione Europea, “Unita nella diversità”. Un motto semplice ma che dice tutto. Ogni paese dovrebbe sapere declinarlo in tutti i settori che regolano la nostra vita».

Un’altra occasione ghiotta per la Kyenge di lanciare l’endorsement al ddl Zan

E via col solito cahiers de doleances che si nutre di amarcord strappalacrime e di rammarico d’antan. «Le discriminazioni non sono mai mancate, in Italia come altrove –prosegue la Kyenge –. Per contrastarle bisogna saper applicare delle politiche di convivenza pacifica. La nostra cittadinanza è ricca e forte nel momento in cui riconosceremo che è plurale. Composta da più colori. Dalle diversità. Un’Italia “unita nella diversità”. E amen. Tutto il rosario degli auspici ecumenici, inclusivi, post-femministi e intestati alla lotta gender è snocciolato. E recitato.

La Kyenge snocciola il solito rosario sul paradigma della diversità

Manca solo uno specifico endorsement al ddl Zan. Ma l’ex ministra non si fa trovare impreparata, asserendo: «Credo che ogni strumento che noi mettiamo in campo per eliminare le discriminazioni in qualunque settore è una pietra miliare per la convivenza pacifica e civile. Bisogna includere, non sottrarre. Più lo facciamo, più la società è forte». Con buona pace di distinguo e recriminazioni contrarie che, in un dibattito democratico che si rispetti, dovrebbero essere sempre tenute in considerazione. Specie se, proprio rispetto al ddl Zan, controversie e messe in discussione di dogmi e assiomatiche rivendicazioni, nascono proprio in seno agli stessi sostenitori dei temi tanto cari alla Kyenge

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