Il virus era cinese, ora si può dire perché Biden (non Trump) vuole un’indagine su Wuhan

venerdì 28 Maggio 15:17 - di Adele Sirocchi
virus cinese Biden

Il virus era cinese, ma adesso che il sospetto ce l’ha anche Joe Biden, dirlo non è più sintomo di complottismo. Nessuno pensa però a riabilitare il povero Trump che insisteva sul punto. Anzi: quando lo diceva lui l’ipotesi che il Covid fosse nato in un laboratorio di Wuhan era per tutti una fake news. Anche Facebook censurava i post sul tema, oggi non più. Il bando ai post che ipotizzano l’origine umana del virus viene rimosso.

Virus cinese nato in laboratorio: nuova inchiesta voluta da Biden

E’ accaduto infatti che il presidente Biden ha deciso di andare a fondo chiedendo una nuova inchiesta dell’intelligence sull’origine del virus. E l’immunologo Anthony Fauci ha dichiarato che l’ipotesi della nascita in laboratorio è plausibile.  Fonti della Casa Bianca hanno detto  al Washington Post che la decisione del presidente è arrivata il giorno dopo che la Cina si è rifiutata pubblicamente di collaborare con una nuova inchiesta dell’Oms.

L’inchiesta di Biden sul virus cinese si concentra sull’Istituto di virologia di Wuhan

Le fonti spiegano poi che l’inchiesta si concentrerà su tutte le informazioni sulle attività dell’Istituto di virologia di Wuhan in possesso di dipartimenti, centri di ricerca e laboratori federali. E anche l’organizzazione nonprofit EcoHealth Alliance, che è stata il tramite con cui sono arrivati fondi Usa al laboratorio cinese.

Non a caso i senatori democratici due giorni fa hanno votato la mozione dell’ultra trumpiano Josh Hawley per chiedere all’amministrazione di declassificare il materiale di intelligence relativo all’ipotesi del laboratorio entro 90 giorni, lo stesso periodo indicato da Biden per la nuova inchiesta.

Il trumpiano Josh Hawley: il mondo deve sapere

Chiedendo al Congresso di poter aver accesso al documento dell’intelligence, il senatore del Missouri Josh Hawley, astro del trumpismo, ha detto: “Per un anno chiunque abbia fatto domande sull’Istituto di virologia di Whuan è stato chiamato complottista. Il mondo deve sapere se questa pandemia è stata il frutto della negligenza del laboratorio di Wuhan“.

La casa Bianca vuole mettere fine alla guerra di disinformazione

“Ora – scrive Il Foglio – i trumpiani rivendicano di aver avuto da sempre ragione, e la risposta degli antitrumpiani è a sua volta spesso sbagliata. Il caso di Apoorva Mandavilli, giornalista del New York Times, è in questo senso esemplare. La Mandavilli è una giornalista investigativa che si occupa di scienza e sicurezza sanitaria, quindi molto di Covid, e ha scritto su Twitter: “Un giorno smetteremo di parlare della teoria del virus uscito dal laboratorio e forse ammetteremo perfino che questa teoria ha un’origine razzista. Non è ancora arrivato quel giorno“. Poi ha cancellato questo tweet e ha detto di essersi espressa male. (…) L’Amministrazione Biden vorrebbe che si trovassero prove consistenti per capire quale sia stata l’origine del coronavirus: non ha alcuna ragione di proteggere la Cina da questa indagine ma, al contrario, ha molte ragioni per voler mettere fine alla guerra di disinformazione e ideologia che ha scandito l’anno e mezzo di pandemia”.

I dubbi avanzati da Science a metà maggio

Il Foglio ricorda inoltre che in America il dibattito sull'”incidente del laboratorio” di Wuhan ha ripreso forza anche dopo un articolo pubblicato da Science il 14 maggio scorso, dove quasi venti autorevoli scienziati chiedono più trasparenza alla Cina sul laboratorio. Tra gli autori dell’articolo c’è anche Ralph S. Baric dell’Università della Carolina del nord, che per molti anni ha lavorato sui virus Sars insieme con Shi Zhengli, la virologa cinese che dirige il laboratorio di livello 4 dell’Istituto di virologia di Wuhan.

L’ipotesi dell’origine animale del virus non è suffragata da dati scientifici certi

Gli scienziati nell’articolo sostengono che  il primo e unico report condotto dalla missione congiunta dell’Oms-Cina a Wuhan non è attendibile: “Le informazioni, i dati e i campioni per la prima fase dello studio sono stati raccolti e riassunti dalla metà cinese del team; il resto del team si è basato su quelle analisi”. Non solo: nessuno sa perché “sebbene non ci fossero risultati a sostegno di uno spillover naturale o di un incidente di laboratorio”, il team abbia valutato lo spillover di origine animale come “il più probabile”. Insomma, le due teorie “non sono state prese in considerazione in modo equilibrato”.

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