Gad Lerner difende Lotta Continua: macché terrorismo, non mi pento della mia militanza

sabato 1 Maggio 10:46 - di Francesco Severini
Gad Lerner

Gad Lerner difende la sua militanza giovanile in Lotta Continua. E respinge la tesi dei moltissimi che ormai riconoscono che attorno ai crimini del terrorismo rosso esisteva un clima compiacente di complicità per il quale nessuno ha pagato o si è scusato.

Croppi: c’è stato un mondo che ha sostenuto e difeso i terroristi, mai sfiorato da nessun tipo di giustizia

Ecco, Lerner è uno che non si pente e che ritiene di non doversi scusare di nulla. Del clima di quegli anni, dove c’era chi istigava e copriva e che non ha mai pagato, neanche moralmente, per questo, ha parlato Umberto Croppi a proposito della fuga dell’assassino di Mikis Mantakas, Alvaro Lojacono.

“Lojacono mai estradato? – dice Croppi – Viviamo in un’epoca diversa ora, lontana da quei fatti. Gli autori materiali di quei crimini non li giustifico e non li assolvo minimamente, ma hanno agito esponendosi in prima persona e, tutto sommato, pagando. Con la galera o venendo sradicati dalla loro vita. Mentre c’è un mondo che li ha spinti, sostenuti, giustificati e difesi che non è mai stato sfiorato da nessun tipo di giustizia, non dico solo quella penale, ma soprattutto morale. Non hanno mai provato riprovazione per quello che hanno fatto“.

Gad Lerner: Lotta Continua non è accostabile al terrorismo

Repubblica – si lamenta Lerner oggi nel suo pezzo sul fatto quotidiano –  insieme a quasi tutti gli altri media, ha inserito Lotta Continua tra le sigle del terrorismo, al pari delle Brigate Rosse. Pazienza se ciò stride con l’aver ospitato per un decennio fra i suoi editorialisti Adriano Sofri, il coimputato di Pietrostefani…”.

Gad Lerner: Lotta Continua si dissociò dal delitto Casalegno

E continua: “Ho militato in Lotta Continua dal 1973 fino al 1976. Poi, per altri tre anni, ho scritto sull’omonimo quotidiano. Ricordo bene la raccomandazione rivoltami da Claudio Rinaldi, uno dei più bravi direttori della mia generazione, anche lui passato dall’esperienza di Lc: “Se vuoi fare il giornalista devi dimostrare di aver posto fine a quel sodalizio e non esitare a raccontarne le pagine oscure”. Respinsi il consiglio di Claudio e ci guardammo in cagnesco per un bel po’, salvo vivere una riconciliazione durante la dolorosa malattia che se lo portò via troppo presto. Nel 1993, arrivato a La Stampa da vicedirettore, mi fu assegnata la stanza di Carlo Casalegno, assassinato dalle Br. A proposito di quel delitto nel 1977 avevamo scritto parole inequivocabili su Lotta Continua. Ci valsero minacce dall’ala militarista del movimento, che si prolungarono negli anni seguenti. Per certi versi, segnarono il nostro passaggio all’età adulta, il ripudio della violenza rivoluzionaria come strumento di emancipazione. Ma cosa volete che importi ciò a chi oggi identifica Lotta Continua con il terrorismo?”.

Mughini: l’errore di LC fu la mostruosa campagna contro Calabresi e poi l’agguato

Dunque, secondo Lerner, Lotta Continua evitò a molti giovani la deriva terroristica. Ma davvero la visione caramellosa di Lerner corrisponde alla realtà? Secondo Giampiero Mughini Lotta Continua “era una realtà complessa, viva, ricca, la più stimolante della mia generazione. Un conglomerato delle migliori forze: da Enrico Deaglio a Marco Boato a Guido Viale. Il loro errore fu quello di incaponirsi nella campagna contro Calabresi, accusato di una cosa mostruosa senza alcun elemento di prova. I più arcigni di loro organizzarono l’agguato che diede il là alla stagione del terrorismo rosso in Italia”.

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