Ddl Zan, appello alla Casellati di Pd, M5S e Leu: «Testo in aula a luglio». Ma Renzi si sfila

giovedì 27 Maggio 11:19 - di Valerio Falerni
Ddl Zan

Non sente ragioni Enrico Letta: il ddl Zan va approvato subito e così com’è. Nessun dialogo con il centrodestra e, soprattutto, nessuna modifica al testo. Il leghista Ostellari, presidente della commissione Giustizia e relatore, è avvertito. Le 170 audizioni fissate in calendario se le può scordare. Il suo -denunciano Pd, M5S e Leu in una lettera alla presidente del Senato Casellati – è un «atteggiamento palesemente ostruzionistico». Ragione per cui chiedono che il «ddl Zan approdi in aula a luglio». Letta, quindi, procede come un treno. E non senza imprudenza, visto che nel frattempo gli si sono sfilati i renziani. Già, Italia Viva non c’è tra i sottoscrittori della lettera alla Casellati.

Critiche ad Ostellari

Una defezione non da poco alla luce dei rapporti di forza all’interno del Senato e che potrebbe costare caro al leader del Pd. Senza Renzi, infatti, l’approvazione del ddl Zan è tutt’altro che una passeggiata. Tanto più che ci sarà più di un voto segreto. In tal senso, l’ex-capogruppo dem a Palazzo Madama Andrea Marcucci lanciò l’allarme già un paio di settimane fa. E appena ieri è tornato a chiedere un’intesa con il centrodestra in una dichiarazione molto apprezzata dal forzista Maurizio Gasparri. Piccoli indizi, certo. Attraverso i quali, tuttavia, non è difficile scorgere i prodromi di un possibile Vietnam parlamentare.

Tutti i rischi di Letta sul ddl Zan

Che cosa accadrebbe se il fronte pro-Zan, maggioritario sulla carta, subisse un rovescio in una votazione segreta? A quel punto, sarebbe inevitabile sospendere l’esame del testo nel tentativo di riannodare quel dialogo oggi sdegnosamente rifiutato. Sotto il profilo più politico, la leadership di Letta ne uscirebbe più ammaccata di quanto non risulti già ora. E tutti nel Pd, persino quelli che oggi lo spingono a non sentire ragioni, gliene farebbero una colpa. Il ddl Zan, insomma, si avvia sempre di più a diventare il paradigma del paradosso di questa maggioranza. Solo Letta sembra non essersene accorto.

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