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Terroristi rossi, il generale Mori: «La sinistra radicale ha sostenuto ideologicamente la non consegna»

«Questi arresti innovano il comportamento dello Stato francese in relazione alla “dottrina Mitterand”. La prima sensazione è che decisione della Francia sia collegata a una specifica categoria di ex terroristi. Vale a dire quelli che sono stati coinvolti in fatti di sangue». A dirlo all’AdnKronos, commentando l’arresto degli ex 7 brigatisti rossi in Francia, è l’ex generale del Ros Mario Mori, che operò sotto il Nucleo speciale Antiterrorismo diretto dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e arrestò la Br Barbara Balzerani. Tra gli arrestati ci sono elementi di spicco dell’eversione di sinistra.  

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«Indubbiamente – aggiunge il generale Mori – la sinistra radicale ha sempre sostenuto le posizioni di questi personaggi. Dal punto di vista ideologico quella sinistra ha sostenuto all’epoca la non disponibilità del governo francese di consegnarli all’Italia».

Mori: «Lo Stato italiano farà le sue valutazioni»

Quanto all’affermazione che si tratti di “vendetta” e non di giustizia. Come hanno affermato in queste ore sia i legali di Cesare Battisti e Giorgio Pietrostefani, sia Sergio Segio, tra i fondatori di Prima Linea, Mori ha la sua idea. «Certamente – dice –il tempo è passato, ed è tanto. Ma bisognerebbe dire a chi fa queste affermazioni, che possono anche avere un fondamento, che però c’è gente che è morta. E mi pare che questo sia da tenere presente». L’ex generale del Ros osserva: «Poi ovviamente lo Stato italiano, qualora fossero effettivamente consegnati, farà le sue valutazioni in relazione anche alla tempistica di questa consegna».

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«Scelta innovativa per lo Stato francese»

Infine, il generale Mario Mori osserva: «Bisogna capire su quali equilibri va ad incidere questa decisione del presidente Macron». Penso, dice ancora, «siano in ballo sia i rapporti internazionali tra Francia e Italia ma anche valutazioni di politica interna francese, che sono alla base di questa decisione. Di certo, ripeto, si tratta di una scelta innovativa per lo Stato francese rispetto alla dottrina Mitterrand».

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