Terrorismo, fuori i nomi di tutti i “compagni che sbagliano”. Solo dopo potrà arrivare il perdono

giovedì 29 Aprile 9:10 - di Niccolò Silvestri
compagni che sbagliano

Restano ancora troppe le domande senza risposte perché qualcuno già cominci ad invocare perdoni, condoni e colpi di spugna. All’ultimazione del macabro mosaico del terrorismo italiano, soprattutto rosso, mancano ancora troppi tasselli. Persino il caso Moro, dei cui processi si è perso persino il numero: ter, quater, ecc., è in attesa di verità definitive e forse scomode. Così pure l’omicidio di Luigi Calabresi, insuperato paradigma della retorica dei “compagni che sbagliano“.Quell’omicidio, come si è appurato più tardi grazie al pentimento di Leonardo Marino, era infatti maturato nella redazione di Lotta Continua, giornale coccolato dal culturamedei salotti borghesi. Giorgio Pietrostefani, ora estradato dalla Francia, era nel commando che il 17 giugno del 1972 freddò il commissario di polizia.

Basta con la retorica dei “compagni che sbagliano”

Se volesse, potrebbe arricchire le conoscenze dei magistrati illuminando le zone d’ombra che ancora coprono la fitta rete di complicità, soprattutto morale, della sinistra extraparlamentare. E, ancora, c’è il ruolo giocato da alcuni Paesi del Patto di Varsavia, a cominciare dall’ex-Cecoslovacchia, nell’addestramento dei terroristi nostrani a conferma dell’esistenza di una strategia che saldava intorno al drappo rosso con Falce e Martello tensioni interne e mire esterne. Insomma, il terrorismo che ha insanguinato le nostre strade negli anni ’70 è ancora, per molti versi, un illustre sconosciuto. Perdoni, condoni e colpi di spugna non sarebbero impossibili a distanza di decenni da quei nefasti. Di certo non sono gratuiti.

Mai come ora chi sa, parli

Da troppo tempo troppe persone attendono piena giustizia per i loro cari che non ci sono più. Anche per questo hanno diritto ad una verità piena e senza edulcorazione. Mai come ora è il momento del “chi sa, parli“. La retorica dei “compagni che sbagliano” è durata anche troppo e ancora ce la trasciniamo come tributo alla pretesa superiorità, antropologica e morale della sinistra. La stessa che ha applaudito il socialista François Mitterrand e quello brasiliano Lula mentre proteggevano un volgare assassino come Cesare Battisti, credendolo vittima della repressione italiana. Tutti, come si vede, «compagni che sbagliano». Fintantoché resterà così, perdoni, condoni e colpi di spugna potranno arrivare solo da chi ha patito le follie dei terroristi. Non certo dal Stato.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sostienici

In evidenza

News dalla politica