Maneskin contro Grillo: ha detto cose disumane. E l’avvocato s’indigna: ora parlano pure i cantanti?

martedì 20 Aprile 20:55 - di Adele Sirocchi
Maneskin Grillo

Maneskin contro Beppe Grillo. Anche il mondo dello spettacolo si sente coinvolto dalle parole dette dal fondatore del M5S. E Damiano, il frontman dei Maneskin, difende le donne che denunciano lo stupro in ritardo.

La storia Instagram di Damiano dei Maneskin

In una storia su Instagram prende le difese delle vittime contro le parole dette da Beppe Grillo: “Non sono il pubblico ministero – dice Damiano – Io voglio soltanto parlare alle persone che avvalorano la tesi secondo la quale se uno stupro viene denunciato dopo otto giorni non è uno stupro. Ci sono donne che denunciano molto tempo dopo. C’è un problema di educazione, vi chiedo di astenervi da dichiarazioni disumane…”. Sui social è un tripudio, un continuo battimani per il cantante dei Maneskin, le cui parole finiscono in tendenza su Twitter.

Maneskin, l’avvocato di uno degli indagati: ora anche i cantanti hanno voce in capitolo…

Si indispettisce l’avvocato Gennaro Velle, che con i colleghi Barbara e Romano Raimondo, assiste Francesco Corsiglia, uno dei quattro ragazzi indagati, insieme con il figlio di Beppe Grillo, Ciro, per lo stupro sulla giovane italo-svedese. E commenta: “Vedo che ora anche i cantanti hanno voce in capitolo”. Già: ma non è stato forse lo stesso Beppe Grillo a intromettersi nella vicenda determinando uno sgradevole chiasso mediatico?

Bongiorno: il video di Grillo è un boomerang per il figlio

Non ha dubbi Giulia Bongiorno, che assiste la giovane che ha denunciato Ciro Grillo e i suoi amici. “Il video di Beppe Grillo – dice Bongiorno –  è un boomerang per il figlio e gli altri ragazzi”. “Grillo – continua – ha ridicolizzato i fatti, una tipica strategia difensiva: si riduce in briciole un fatto in modo tale che sembri irrilevante. Ora mi aspetto un video in cui si dirà: ‘Beh allora, che sono venute a fare in Sardegna?’ “.

Bongiorno: Grillo fa diventare le ragazze imputate

“E’ una strategia -rimarca- che tende a sostituire i ruoli processuali: le ragazze diventano imputate. Il fascicolo in questione è ricco di documenti, foto, video e chat, i fatti da valutare saranno tanti. Ed è di una gravità inaudita che Grillo voglia ridicolizzare tutto questo. Il processo non si fa in piazza ma nelle aule”.

 

 

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