M5S all’attacco di Durigon: deve dimettersi. Solo a Beppe Grillo è permesso di dire castronerie

giovedì 29 Aprile 15:39 - di Redazione

Duro scontro verbale in aula alla Camera tra M5s e Lega sulle affermazioni del sottosegretario al Mef e deputato leghista Claudio Durigon. Motivo del contendere è l’inchiesta pubblicata da Fanpage e in particolare una videoregistrazione nella quale Durigon afferma, tra l’altro, di non essere preoccupato dell’inchiesta in corso da parte della magistratura sul partito, perché l’ufficiale incaricato di svolgere l’indagine sarebbe stato messo al suo posto proprio dalla Lega. Subito il M5S ha alzato il polverone e he il deputato 5Stelle, Eugenio Saitta, ha chiesto  un chiarimento al ministro dell’Economia e delle Finanze.

Il M5S vuole la testa di Durigon

“Le parole del sottosegretario Durigon – ha detto in aula il deputato M5s, Eugenio Saitta – destano sconcerto e inquietudine. Parole gravissime, inaudite e inaccettabili che il ministro dell’Economia Daniele Franco, deve chiarire in Parlamento. E’ necessaria, trasparenza, chiarezza e di tutelare il Mef che è certamente estraneo a questi fatti”.

La lega replica: dal punto di vista giudiziario non c’è nulla

“Siamo stufi di vedere da parte del M5s – ha ribattuto Davide Ziello a nome della Lega – trasformare l’aula del Parlamento in un tribunale. Noi siamo garantisti e quelle di cui parlate sono solo delle inchieste giornalistiche. Dal punto di vista giudiziario non c’è nulla. Le uniche dichiarazioni sulle quali si dovrebbero concentrare i deputati 5Sstelle, sono quelle della sottosegretaria alla Giustizia, Macina, che utilizzando il proprio ruolo, si è permessa di entrare nel merito di un processo penale, in corso che tocca il figlio di Beppe Grillo, fondatore e leader del M5s. Basta co la vostra logica forcaiola e garantista a giorni alterni”.

L’inchiesta di Fanpage su Durigon

Secondo Saitta, l’inchiesta di Fanpage su Durigon, “parla di rapporti con ambienti non limpidi, di rapporti opachi tra l’Ugl e lo staff della comunicazione del partito di Salvini, la cosiddetta ‘bestia’. L’inchiesta ripercorre anche la vicenda dei 49 milioni – ha detto in aula il deputato M5s – che non è solo giornalistica ma giudiziaria. Ciò che desta preoccupazione e sconcerto, sono le parole di Durigon. Il quale nella conversazione videoregistrata dice non avere timore delle inchieste giudiziarie che riguardano la Lega, perché l’uomo della Gdf che le conduce ‘è stato messo da noi'”.

Toninelli: Durigon si deve dimettere

Torna dunque il consueto giustizialismo pentastellato, rimasto in sonno qualche giorno per l’imbarazzo suscitato dal vergognoso video del garante Beppe Grillo in difesa di suo figlio Ciro. Durigon, tuona l’ex ministro Toninelli, “non può più rappresentare il governo italiano. Quanto emerge dal video-inchiesta di Fanpage non lascia spazio a dubbi”. I dubbi per il M5s sono leciti ed esistono solo per un’inchiesta: quella che coinvolge il figlio del capo.

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