Le Sardine spargono veleno e criminalizzano chi ricorda l’assassinio di Sergio Ramelli

venerdì 30 Aprile 16:35 - di Valeria Gelsi
sergio ramelli sardine

Mancavano, si sono presentate all’appello. Anche le Sardine hanno aggiunto la loro voce al trito repertorio di banalità, allarmi fasulli, vere e proprie idiozie intorno alla commemorazione che ogni anno si svolge a Milano per Sergio Ramelli, in occasione dell’anniversario del suo brutale assassinio da parte di un gruppo di militanti di Avanguardia operaia. Così oggi si sono sentite in dovere di scrivere sulla loro pagina Facebook che «il fascismo non è un’opinione, è un crimine». Dimenticando (o forse non sapendo) che l’unico crimine di questa circostanza fu l’omicidio di un 18enne, colpevole di aver espresso un’opinione.

Le Sardine a criminalizzano il ricordo di Ramelli

Certo, bisogna riconoscere alle Sardine una straordinaria capacità funambolica, poiché alla consueta criminalizzazione di chi ricorda Ramelli sono arrivate partendo dall’idea che «oggi il neonazifascismo è anche sinonimo di negazionismo». «Circa 800 militanti di estrema destra si sono ritrovati in via Paladini a Milano, per commemorare la morte di Sergio Ramelli. Molti senza mascherina. Sì, perché oggi il neonazifascismo è anche sinonimo di negazionismo. Tutti – hanno avvertito – con il braccio alzato in un saluto romano».

C’è assembramento e assembramento…

Non risultano agli atti prese di posizione delle Sardine altrettanto preoccupate quando gli assembramenti senza mascherine si sono visti in occasione dello scorso 25 aprile, mentre la questione lo scorso anno fu sbrigativamente liquidata dal loro leader Mattia Santori parlando di chi sgarra come di «co…ni», senza lanciare particolari allarmi sociali e sanitari. Ma, si sa, tutto fa brodo per gridare al pericolo fascista. Anzi, «neonazifascista negazionista».

La fiera delle banalità

Il post, quindi, prosegue sottolineando che «sarebbe opportuno che istituzioni e partiti politici reagissero con fermezza». Come? Ma ovviamente «sciogliendo una volta per tutte organizzazioni dichiaratamente fasciste, e per questo illegali secondo quanto stabilito dalla legge Scelba del 1952. Basta con la colpevole indulgenza verso questi gruppi eversivi che mirano alla destabilizzazione del Paese e i cui esponenti, troppo spesso, sono stati trovati in possesso di veri e propri arsenali. Il fascismo non è un’opinione, è un crimine», hanno quindi sottolineato le Sardine, che prima di scrivere, forse, farebbero anche bene a leggere. Qualcosa, non molto. Se non sul Presente, più volte assolto dalla giustizia italiana, almeno sulla vicenda di Ramelli, per il quale non hanno ritenuto di spendere neanche una parola di maniera.

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