“Il fumo diffonde il Covid a 8 metri di distanza”: la Spagna lancia l’allerta e pensa al divieto. Bassetti: eccessivo

martedì 20 Aprile 17:35 - di Lara Rastellino
fumo e Covid

Fumo e Covid, un binomio ancora non molto sondato ma sui cui effetti collaterali ci si comincia a interrogare. A partire da una domanda fondamentale: il fumo è alleato del virus? E in che misura aiuta a diffonderlo? A prescindere dalle risposte e dal ricorso a un minimo di buon senso, intanto la Spagna dà credito comunque al dubbio. E in assenza di uno studio specifico, come fa notare Matteo Bassetti, pensa al divieto di fumo all’aperto come ulteriore azione mirata a contrastare la diffusione del Covid-19. Nella penisola iberica, dunque, cresce il movimento che chiede misure restrittive in questo senso: la “nuvola” di aerosol prodotta dalla sigaretta, tradizionale ed elettronica, potrebbe essere un vettore del coronavirus, soprattutto nei luoghi, come terrazze o dehors, dove la distanza tra i clienti è ridotta.

Fumare diffonde il virus: la Spagna lancia l’allerta

Dunque, ad allarme si aggiunge allarme. E per quanto non supportato da studi specialistici a riguardo, il dubbio insorge alimentando le preoccupazioni. E in un momento della pandemia in cui le restrizioni allentano ma non mollano, si comincia a a pensare anche ai rischi collaterali. Secondo José Luis Díaz-Maroto Muñoz, allora, responsabile comunicazione Grupo de Tabaquismo de Semergen (Sociedad Española de Médicos de Atención Primaria), «chi espira il fumo lo proietta da una distanza maggiore rispetto a quando parla o respira. Inoltre, il fumo veicola l’aerosol che trasmette il virus almeno a 8 metri di distanza. Per questo è importante non fumare all’aperto quando si hanno persone vicine». In Spagna alcune comunità autonome –scrive El Paisstanno lavorando al divieto di fumo all’aperto. «La distanza di un metro e mezzo tra le sedie di commensali in un ristorante all’aperto è sufficiente se i clienti si limitano a parlare e mangiare – avverte Díaz-Maroto Muñoz –. Ma non va bene se si fuma un sigaretta».

Fumo e diffusione del virus, il dibattito in Italia: interviene Bassetti

Sulla correlazione tra fumo e diffusione del virus, dunque, ferve il dibattito. Che arriva anche in Italia. In merito, allora, Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, parlando con l’Adnkronos, fa chiarezza e dichiara: «È evidente che nel fumo ci sono particelle potenzialmente anche di virus. Perché quando noi eliminiamo il fumo (di sigarette, di pipa, della e-cig) è chiaro che buttiamo fuori con aerosol anche particelle del virus se siamo positivi. Ma non c’è uno studio che dimostra che chi fuma trasmette di più Covid rispetto a chi ti respira vicino profondamente. Vietare di fumare all’aria aperta è eccessivo. Stiamo attenti altrimenti qui si va sempre più verso divieti quando dovremmo andare in una altra direzione»

«Il divieto è un paradosso. Basta un po’ di buon senso»

Non solo. Proseguendo nella sua disamina, Bassetti, che è anche componente dell’Unità di crisi Covid-19 della Liguria, entra nel dettaglio della questione. E spiega: «Se chi si accende una sigaretta e quindi si toglie la mascherina, ha una persona accanto può contagiarla – avverte il virologo –. Ma questo può accadere solo dove c’è assembramento di persone, e se non si indossa il dispositivo di protezione. Per me il divieto è un paradosso. Basta un po’ di buon senso – conclude l’esperto –. Chi fuma cercherà di mettersi in un’area lontana da altre persone per evitare di sparargli il fumo addosso».

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