Cercasi giovani guariti da reinfettare: sconcertante trial inglese per capire di più su virus e immunità

lunedì 19 Aprile 19:19 - di Ginevra Sorrentino
giovani guariti da reinfettare trial inglese

Cercasi giovani guariti da reinfettare: è questo il lancio dell’ultimo, sconcertante trial inglese sul Covid. Una sperimentazione che punta a capire di più su virus e immunità. Per migliorare anche conoscenza e ricorso a vaccini e terapie antivirali. Dunque, secondo quanto riferisce in queste ore la Bbc online, uno studio in Gran Bretagna lancia il trial a cui nessuno forse, sicuramente in pochi comunque, vorrebbero sottoporsi: cercasi giovani guariti da reinfettare. Obiettivo: capire come reagisce il sistema immunitario e sviluppare nuovi test. Farmaci e vaccini. Il trial – sostenuto dal Wellcome Trust e coordinato da Helen McSheine dell’Università di Oxford – arruolerà fino a 64 volontari di età compresa fra 18 e 30 anni. I quali, trascorreranno 17 giorni di un’unità di quarantena allestita in contesto ospedaliero e saranno sottoposti a numerose analisi, inclusi esami polmonari. La reinfezione deliberata avverrà in un «ambiente sicuro e controllato. Sotto stretto controllo medico».

Covid, cercasi giovani guariti da reinfettare: nuovo sconcertante trial in Gran Bretagna

Ora, che gli inglesi siano “avanti” nell’affrontare il coronavirus, sia sul piano della sperimentazione che dell’immunizzazione coi vaccini, è cosa nota. Una realtà di fatto che tutti i giorni report e notizie rinverdiscono di nuovi aggiornamenti. Ma questo trial davvero lascia di stucco. Già, perché suona davvero quanto meno bizzarro e anacronistico che, secondo quanto anticipato dall’autorevole Bbc, ora che quasi l’intera popolazione inglese è vaccinata. Pronta a tornare a vivere il sogno di una vita normale dopo aver patito l’incubo della pandemia e dei lockdown, nel Regno Unito si cerchino giovani sani. Guariti da Covid-19. E pronti a riesporsi al coronavirus pandemico per capire come il sistema immunitario reagisce a un “nuovo incontro” con il patogeno. Insomma, a rinfilarsi nella maglie del virus che ha attaccato il mondo nei suoi gangli connettivali, proprio ora che i sieri vaccinali hanno imparato, se non a sconfiggerlo, almeno a domarlo.

I partecipanti verranno esposti al ceppo originario di Sars-CoV-2: il coronavirus di Wuhan

Ma tant’è: lo studio partirà questo mese nel Regno Unito, con l’obiettivo di progettare test, terapie e vaccini più efficaci contro l’infezione. I partecipanti verranno esposti al ceppo originario di Sars-CoV-2, il coronavirus di Wuhan. La prima fase dello studio intende stabilire qual è la “dose” più bassa di virus che può contagiare i volontari. Iniziando a replicarsi nell’organismo bersaglio, ma dando origine a un’infezione asintomatica o paucisintomatica. Questa dose virale verrà poi usata per infettare i partecipanti a un secondo step della ricerca, che dovrebbe cominciare in estate. I volontari che sviluppano sintomi riceveranno un trattamento a base di anticorpi e verranno dimessi solo quando non saranno più in grado di trasmettere il coronavirus.

La posta in palio è alta: comprensione delle dinamiche d’infezione e della risposta immunitaria

I cosiddetti «studi challenge ci dicono cose che altri studi non possono dirci – spiega allora McShane – perché, a differenza delle infezioni naturali, quelle indotte in questo genere di trial sono “strettamente” controllate. Quando reinfettiamo questi volontari, sapremo esattamente come il loro sistema immunitario ha reagito alla prima infezione. Quando si verifica la seconda e con quanto virus sono entrati in contatto. Oltre a migliorare la nostra comprensione della malattia – prosegue la McShane – questo tipo di ricerche può aiutarci a progettare test in grado di prevedere con precisione se le persone sono protette». Una fiducia nella sperimentazione condivisa anche da Lawrence Young della Warwick University. Secondo il quale, questi studi «miglioreranno in modo significativo la nostra comprensione delle dinamiche dell’infezione virale e della risposta immunitaria. Oltre a fornire informazioni preziose per aiutarci a sviluppare nuovi vaccini e terapie antivirali».

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