Silvestri: «I vaccini a Rna ci tireranno fuori dal Covid». Avanti tutta con Pfizer e Moderna

sabato 17 Aprile 10:16 - di Lorenza Mariani
vaccini a Rna Pfizer e Moderna

L’immunologo Guido Silvestri lo dice forte e chiaro in un’intervista al Corriere della sera: «I vaccini a Rna ci stanno tirando fuori dal Covid. In Italia sarebbe stato meglio meglio investire in questo campo». Un parere netto, quello del virologo e accademico italiano impegnato e apprezzato all’estero, che si sposa in questi giorni con il favore dell’opinione pubblica per questa tipologia di siero. Infatti, i vaccini a Rna approvati dalla campagna vaccinale e più richiesti (stando anche alle disdette delle iniezioni con Astrazeneca registrate nelle ultime settimane), sono quelli in circolazione di Pfizer-BionTech e Moderna. Quelli che agiscono su un principio attivo diverso, ossia i sieri a vettore virale, sono invece Astrazeneca. Johnson&Johnson. O il russo Sputnik.

Silvestri su vaccini a Rna (Pfizer e Moderna) e vaccini a vettore virale: ecco la differenza

Dunque, le dosi Astrazeneca e dello Sputnik russo sono sieri antigenici. Vaccini a vettore virale. Ossia quelli che prevedono l’inoculo di un virus diverso da quello che causa la malattia, ma simile dal punto di vista antigenico. In modo che, una volta iniettato, il siero possa indurre la produzione di anticorpi, ma non la malattia. L’altra tipologia di vaccini è quella a mRna (vaccini a acido ribonucleico messaggero), che utilizzano molecole di acido ribonucleico messaggero (mRNA) che contengono le istruzioni perché le cellule della persona che si è vaccinata sintetizzino le proteine Spike. Le proteine prodotte stimolano il sistema immunitario a produrre anticorpi specifici. Così, in chi si è vaccinato e viene esposto al contagio virale, gli anticorpi prodotti bloccano le proteine Spike. E ne impediscono l’ingresso nelle cellule.

La Commissione Ue non rinnoverà i contratti 2022 con Astrazeneca e J&J

Come noto, la Commissione europea ha deciso di puntare tutto sui vaccini a Rna messaggero. Che, come spiegato, sono appunto quelli prodotti da Pfizer/BioNTech, Moderna e CureVac. Bruxelles ha annunciato che non rinnoverà nel 2022 i contratti con AstraZeneca e Johnson & Johnson, i cui preparati anti-Covid utilizzano un vettore virale, con una tecnologia più tradizionale. Una politica che il virologo Silvestri approva, e di cui spiega il perché. «A mio avviso questa situazione sottolinea ancora una volta l’eleganza dell’approccio dei vaccini a Rna. Così si dà l’opportunità al sistema immunitario di concentrarsi soltanto sull’antigene contro cui vogliamo che si attivi (in questo caso la Spike e niente altro). Questi vaccini – incalza l’esperto – non solo ci stanno tirando fuori dal Covid, ma probabilmente rappresentano una vera e propria rivoluzione che permetterà di combattere altre importanti malattie infettive».

L’eventualità di dover fare un richiamo anti Covid ogni anno per le varianti

Non solo. «Visti i dati al momento disponibili – prosegue Silvestri nell’intervista – se proprio si vuole investire in modo massiccio su un vaccino italiano contro il Covid sarebbe opportuno farlo per un vaccino a Rna, piuttosto che a vettore adenovirale». Mentre, sull’eventualità di dover fare un richiamo anti Covid ogni anno a causa delle varianti, Silvestri sottolinea: «È una prospettiva molto reale. Per quanto i vaccini a Rna sembrino molto efficaci contro le tre varianti di Sars CoV-2 meglio studiate, è possibile non solo che nuove varianti emergano. Ma che la durata dell’immunità sia più breve in questi casi».

 

 

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