25 Aprile, «È la festa di quando cacciammo gli austriaci?». La Resistenza non scalda più i giovani

sabato 24 Aprile 10:37 - di Redazione

La retorica resistenziale non fa più presa. Il 25 aprile non smuove le coscienze dei giovani. Tutt’altro. «È un evento che alla maggior parte dei ventenni non dice niente. La cosa non interessa più”. Parola di Giuseppe De Rita.  Alla vigilia dell’anniversario della Liberazione, il fondatore del Censis, non certo ascrivibile al panorama di destra, traccia una fotografia che non piacerà alla sinistra. Quella ancora abbarbicata all’antifascismo militante.

De Rita: il 25 aprile è una festa superata

«La verità è che, il 25 aprile è una celebrazione superata. Fatta eccezione per quelli che per età lo hanno vissuto a suo tempo. L’Italia non ha più bisogno di ricordare l’antifascismo per evitare il fascismo». Oggi, osserva il sociologo, non ha senso utilizzare la celebrazione come un’arma politica contro un avversario che non c’è. Come accaduto in passato. Nessuno sente il rischio di una deriva che metta in pericolo la tenuta democratica. Non ci sono all’orizzonte minacce di improbabili ritorni al Ventennio.

L’Italia non ha bisogno di antifascismo

La maggioranza extralarge che sostiene il governo Draghi ha eliminato qualsiasi alibi. La pericolosa Lega sovranista, additata dalla sinistra come il nuovo pericolo nero, oggi siede a Palazzo Chigi. Con gli eredi di partiti eredi della Resistenza. E l’unica opposizione rappresentata da Fratelli d’Italia non è riconducibile in alcun modo al passato. Anche Silvio Berlusconi non è più il Cavaliere Nero. Da eliminare dalla scena politica nel nome di “Ora e sempre Resistenza”.

I giovani: “Una festa sì, ma per celebrare cosa?”

L’ignoranza e l’indifferenza delle giovani generazioni verso la ‘Festa’ del 25 aprile è documentata dai social. E dai tanti video su Youtube. “Quel 25 aprile è un evento che alla maggior parte dei ventenni non dice niente. La cosa non interessa più”, insiste De Rita. Interpellati sull’argomento le loro risposte sono illuminanti. “Una festa, sì, ma per festeggiare che cosa non lo so proprio”. Qualcuno azzarda un’ipotesi. “E’ la festa di quando cacciammo gli austriaci?”. “Mi sa che è la festa della fine del Papato. O era successo prima?”. Per qualcuno l’importante “è che si festeggia qualcosa”. “Quella data? Boh, non so. Guardi mi interroghi in geografia che me la cavo meglio“.

Cardini: troppa propaganda manichea. La gente è stanca

Se lo storico come Emilio Gentile si dissocia dalla lettura del fondatore del Censis, Franco Cardini conferma la perdita di appeal della retorica della Resistenza. Dovuta a un eccesso di propaganda ideologica che ha finito per strumentalizzare il 25 aprile. “I giovani non sono affezionati a quell’evento”, osserva lo storico medievalista. “Anche perché la scuola non lo ha saputo trattare in questi decenni. Ne ha dato una lettura manichea. La vittoria dei buoni contro i cattivi. Della purezza dell’antifascismo contro la barbarie fascista. Le cose sono molto più complesse e sfumate”.

Le letture forzate allontanano i giovani

Troppe forzature, troppe omissioni. “Ci è voluta un’infinità di tempo per raccontare, e non lo si fa a sufficienza, per esempio l’esistenza della cosiddetta zona grigia. Quella di chi non stava né da una parte né dall’altra. E aspettava gli eventi. Si è fatto credere che gli italiani fossero stati tutti partigiani, tra il 43 e il 45. Grande balla». Per Cardini la tendenziosità ideologica ha ritratto i giovani. “La troppa propaganda a favore ha finito per allontanare dal 25 aprile tanta gente. Di tutte le età. Sta a noi riavvicinarla, laicamente. Insegnando bene e senza caricature quel pezzo di storia importantissimo”.

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