Recovery Plan, pieni poteri a Colao. Così il sub-governo Draghi cancella la politica con i tecnici

giovedì 25 Marzo 9:15 - di Michele Pezza
Colao

Si fa presto a dire Recovery Plan. Già, ma poi ci sono i ministeri da coordinare, le riforme da approntare e implementare. E poi, ancora, gli stati di avanzamento di ciascuno di essi da controllare e certificare. Insomma, i circa 200 miliardi di soldi europei che dovranno piovere sulle nostre economie riarse dalla gelata della crisi sembrano più un miraggio che una prospettiva. Mario Draghi ci pensa giorno e notte. Mai come ora premier e nazione coincidono. L’azienda Italia è, di fatto l’azienda Draghi. «Ma chi ne è l’Ad», si chiede il Foglio in una lunga e informata analisi della situazione firmata dal direttore Claudio Cerasa? Semplice: il ministro Vittorio Colao, «l’unico – a detta del giornale – autorizzato ad individuare cosa funziona e cosa invece no e l’unico forse non a caso citato ieri da Draghi al Senato».

Colao è il ministro dell’Innovazione

A fare di Colao una sorta di king maker del Pnrr è la sua delega ministeriale: innovazione tecnologica e transizione digitale. Alla luce del Recovery e delle imponenti provviste finanziarie ad esso connessi, nella testa di Draghi, è da lì, più dal Mef, che devono passare le riforme dei vari ministeri, soprattutto quelle relative a lavoro, scuola, sanità e giustizia. Perché è dal loro grado di innovazione che la Ue ricaverà elementi per fare pollice su e sbloccare i soldi.

Il piano di Draghi

A differenza di Francia e Germania, che si sono dotate tecno-strutture ruotanti per intero rispetto ai ministeri di borsa, l’Italia tenta di puntellare la zona più debole dell’edificio pubblico, l’innovazione. La sfida è la digitalizzazione del fatiscente apparato pubblico. Per questo sarà Colao a controllare il grado di innovazione dei progetti dei singoli ministeri. L’insipenza del governo Conte prima e la crisi innescata da Renzi poi ci hanno fatto accumulare un grave ritardo rispetto al cronoprogramma imposto da Bruxelles. Per colmarlo, Draghi ha pensato bene di depoliticizzare l’approccio al Recovery Plan. L’Ad Colao serve soprattutto a questo.

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