Nuova bufera su TikTok, suicidio di un’altra ragazzina a Ivrea. Si indaga per istigazione

lunedì 15 Marzo 16:06 - di Lucio Meo

E’ successo ancora, forse a causa di una maledetta sfida su Tok Tok, come quella che a Palermo, solo due mesi fa, aveva portato al sucidio la piccola Antonella. Un caso non isolato, purtroppo, già verificatosi in altri Paesi del mondo e che potrebbe essersi ripetuto ieri anche in Italia, a Ivrea, dove la procura di Ivrea ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio a carico di ignoti in seguito alla vicenda della ragazzina di 12 anni che si è tolta la vita forse per una “challenge” su TikTok.

Suicidio della 12enne, si segue la pista di TikTok

La ragazzina ieri è stata trovata impiccata nella sua cameretta con la cintura dell’accappatoio in un’abitazione del canavese A dare l’allarme era stato il papà che ha subito chiamato i carabinieri. Non sono stati trovati biglietti nè in passato si erano verificati episodi che potessero far pensare al gesto. Della vicenda, data la giovane età della ragazzina, si sta interessando anche la procura dei minori. Al momento, intanto, gli investigatori hanno sequestrato pc e telefono cellulare della ragazzina sui quali sono presenti numerose chat per verificare se si tratti di un suicidio causato da TikTok o da altre minacce.

Le accuse dei parenti: “Colpa di quei giochini sui social”

A gennaio, a Palermo, la sfida su TikTok era costata la vita a una bambina di 10 anni. La procura ha chiesto di analizzare le centinaia di chat trovate sul cellulare della ragazzina anche per chiarire il contesto in cui questo piano potrebbe essere maturato ma che, con ogni probabililtà, è stato deciso parlando di persona tra amiche .”Domenico, lo zio della bambina morta a Borgofranco – scrive Repubblica – non ha dubbi. “E’ colpa di quel social network che hanno i ragazzini, TikTok. Non si sarebbe mai suicidata. Solo ieri abbiamo parlato di quello che avrebbe voluto studiare alle superiori – dice ancora lo zio – Per fortuna siamo riusciti a sbloccare il cellulare e lo abbiamo consegnato ai carabinieri che indagano”.

 

 

 

 

 

 

 

 

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