L’omelia dell’arcivescovo ai funerali di Attanasio: «Non piangere, Luca. Resterai per sempre giovane»

martedì 2 Marzo 11:44 - di Redazione

Toccante e drammaticamente vera l’omelia dell’arcivescovo Mario Delpini ai funerali (nel campo sportivo di Limbiate) di Luca Attanasio. L’ambasciatore italiano nell’attentato in Congo dello scorso 22 febbraio.

L’omelia del vescovo ai funerali di Attanasio

Quando Luca si troverà da solo al cospetto del Signore, dice il prelato, prendendo a prestito una pagina del Vangelo, il Signore dirà: “Da dove vieni, fratello?”. E Luca risponderà: “Vengo da una terra in cui la vita non conta niente. Vengo da una terra dove si muore. E non importa a nessuno. Dove si uccide e non importa a nessuno. Dove si fa il bene e non importa a nessuno. Vengo da una terra in cui la vita di un uomo non conta niente e si può far soffrire senza motivo. E senza chiedere scusa!”.

Davanti al Signore gli onori sono insignificanti

Parole illuminanti e di grande attualità, sull’ indifferenza  Davanti al Signore, sottolinea il vescovo, “risultano insignificanti gli onori, i titoli. I riconoscimenti. Perde interesse la cronaca, le parole buone e le parole amare. La retorica e le celebrazioni. E ciascuno sta, solo, alla presenza del Signore”. Alle risposte del carabiniere assassinato il Signore dirà. “Non dire così, Luca, fratello mio. Io scrivo sul libro della vita il tuo nome. Come il nome di un fratello che amo. Di un fratello che mi è caro. Che desidero incontrare per condividere la vita e la gioia di Dio!”.  o ti benedico per ogni bicchiere d’acqua. Per ogni pane condiviso. Per ospitalità che hai offerto. Vieni benedetto del Padre mio e ricevi in eredità il regno preparato per te. Fin dalla creazione del mondo”.

“Mi volgo indietro per quello che resta da fare”

Luca risponderà: “Mi volgo indietro perché considero quello che resta da fare. Considero l’incompiuto che attende il compimento. Le promesse che avrei dovuto onorare. La missione che avrei dovuto compiere. Ecco: troppo breve la vita”. Ma il vescovo, attraverso le parole del Signore, sposta l’attenzione su una prospettiva ultraterrena. “Troppo breve è stata la tua vita. Come troppo breve è stata la mia vita. Eppure dall’alto della croce si può gridare ‘È compiuto!’. Perciò non volgerti indietro, Luca, fratello mio. Entra nella vita di Dio: tu sarai giovane per sempre!“.

Attanasio: “Mi rendono male per bene”

Luca risponderà – prosegue l’omelia – ricorda le ferite subite. “Mi rendono male per bene. E odio in cambio di amore (Salmo 108,5). Sono ferito perché ci sono paesi dove la speranza è proibita. Dove l’impresa di aggiustare il mondo è dichiarata fallita- Dove la gente che conta continua a combinare i suoi affari. E la gente che non conta continua a ferire e ad essere ferita. Ecco perché sono ferito”. L’ambasciatore, ucciso insieme al carabiniere, sottolinea l’assenza di giustizia.

Il vescovo: “Non dire così fratello”

Ma il Signore ancora una volta dispenserà parole di speranza. “Non dire così, Luca, fratello mio. Guarda le mie ferite. Le ho ricevute dai miei fratelli. E guarda il mio cuore. Dal mio fianco esce sangue e acqua. Se il chicco di grano, caduto in terra non muore, rimane solo. Se invece muore porta molto frutto (Giovanni 12,24). Ho seminato nella storia un seme di amore che produce frutti di amore. Echi rimane nell’amore rimane in me e io in lui. La gente che conta e ammassa ricchezze è destinata a morire. E per loro sarà pronunciato il giudizio. ‘Via, lontano da me, maledetti. Nel fuoco eterno. Preparato per il diavolo e per i suoi angeli (Matteo 25,41). Ma i miti erediteranno la terra, i giusti sono benedetti. E benedetta la loro discendenza”. E il Signore dirà ancora ‘Perché piangi, Luca, fratello mio?'”.

L’ambasciatore: “Piango perché dopo il clamore scenderà il silenzio”

E Luca risponderà: “Piango perché piangono le persone che amo. Piango perché restano giovani vite. Che hanno bisogno di abbracci e di baci. Di coccole e di parole vere e forti. E non sarò là per asciugare le loro lacrime. E condividere le loro gioie. Piango perché dopo il clamore scenderà il silenzio. Dopo la notorietà arriverà l’oblio. Chi si prenderà cura delle giovani vite che io non vedrò camminare nella vita“.

“Io manderò lo Spirito consolatore”

E il Signore dirà: “Non dire così, Luca, fratello mio. Io manderò lo Spirito Consolatore. Spirito di sapienza e di fortezza. Spirito di verità e di amore. E si stringeranno in vincoli d’affetto invincibile coloro che ti sono cari. E nessuno sarà abbandonato. E io stesso tergerò ogni lacrima dai loro occhi. E i vincoli di sangue. I vincoli di affetto. I vincoli di amicizia saranno più intensi e più veri. Più liberi e più lieti. La tua partenza non diventerà una assenza. La tua presenza nella gioia del Padre non sarà una distanza. Non piangere più, Luca, fratello mio!“.

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