Favoreggiamento dell’immigrazione, Carola Rackete rispunta per difendere Mediterranea e Casarini

mercoledì 17 Marzo 13:03 - di Mia Fenice
Mediterranea

Carola Rackete riappare per difendere la Ong Mediterranea. La capitana della Sea watch è tra le prime firmatarie di un appello internazionale di solidarietà a Mediterranea Saving Humans.

Mediterranea, l’inchiesta della Procura di Ragusa

Il primo marzo scorso la Procura di Ragusa ha iscritto nel registro degli indagati quattro persone, tra soci, dipendenti e amministratori della società armatrice di Mare Jonio, il rimorchiatore messo in mare dall’associazione Mediterranea. Si tratta dell’ex antagonista Luca Casarini. Il capo missione del salvataggio Beppe Caccia, ex assessore a Venezia nella giunta Cacciari. Il regista Alessandro Metz e il comandante Pietro Marrone, al timone durante le operazioni. Sono indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Secondo i magistrati del tribunale ibleo, Casarini con gli altri sospettati avrebbe preso a bordo nel settembre 2020 alcuni migranti dalla nave danese Maersk Etienne in cambio di 125mila euro. Una vicenda che aveva provocato l’ira anche di Travaglio che aveva dato ragione alla destra.

La difesa di Casarini

Per Casarini però quelle somme ricevute sarebbero lecite: «Era una donazione – si è difeso ieri sera il capomissione nella trasmissione di Nicola Porro – si chiama “Convenzione di Londra”. C’è la fattura per essere tracciabili, perché tutti potessero vedere. Mi proponete di farlo in nero? Si chiama Convenzione di Londra tra due società armatrici che sono all’interno di una situazione di quel tipo si può fare quel tipo di convenzione».

Carola Rackete e l’appello per difendere Mediterranea

Oggi l’appello, lanciato sul blog britannico di studi giuridici “Critical Legal Thinking”. A firmarlo una prima lista di noti attiviste e attivisti, intellettuali, giornalisti e accademici di tutto il mondo. Tra cui Naomi Klein, Achille Mbembe, Cornel West, Sabine Hess, Michael Hardt. Al centro dell’appello «l’indignata reazione all’attacco politico-giudiziario che la prima piattaforma della società civile italiana per il soccorso in mare sta subendo, a partire dalla massiccia operazione di polizia scattata all’alba dello scorso primo marzo, denunciato come caso emblematico della criminalizzazione in atto delle attività di salvataggio e, più in generale, della solidarietà, in mare come in terra».

«Mediterranea è sotto attacco in Italia»

Ecco cosa si legge ancora nell’appello. «Mediterranea Saving Humans è sotto attacco in Italia. Diversi membri di Mediterranea sono accusati dalla Procura di Ragusa di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. Non è certo la prima volta che un’accusa del genere viene usata per criminalizzare le operazioni civili di salvataggio dei migranti in mare. Uno dei pubblici ministeri di Ragusa aveva avviato nel 2004 il procedimento contro la Cap Anamur, conclusosi con la piena assoluzione di tutti gli imputati da ogni accusa. Negli ultimi giorni altre Ong sono state prese di mira con accuse simili in Sicilia…». E lanciano una raccolta fondi a sostegno di Mediterranea.

Il caso ricostruito nell’appello

«La criminalizzazione di Mediterranea è emblematica dell’attuale congiuntura», si legge ancora nell’appello.  «L’accusa è costruita intorno a un’operazione condotta in mare dalla nave Mare Jonio (gestita da Mediterranea) l’11 settembre 2020. All’inizio di agosto, la petroliera Maersk Etienne aveva salvato 27 migranti nella zona SAR maltese. Anche se le autorità maltesi avevano coordinato l’operazione di soccorso, non hanno mai assegnato un “porto sicuro” di sbarco e i 27 migranti erano stati costretti a trascorrere 37 giorni su una nave bloccata in acque internazionali senza strutture mediche né alloggi adeguati. È stata probabilmente la più lunga situazione di stallo nella storia del Mediterraneo, e dobbiamo sottolineare che i 27 migranti erano in condizioni critiche a causa del duro viaggio che avevano affrontata, a partire dalla prolungata detenzione in Libia. La Mare Jonio ha risposto a una richiesta di assistenza del comandante della Maersk Etienne e il personale medico di Mediterranea è salito a bordo, rendendosi subito conto delle condizioni insostenibili dei migranti. Così è stato organizzato il loro trasferimento sulla Mare Jonio che si è poi diretta verso la Sicilia, dove i migranti sono stati finalmente autorizzati a sbarcare».

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